Quando non è solo un brutto film …

E’ sempre così.
Tendiamo a vivere le situazioni che non ci riguardano con distacco. “Che peccato” “mi dispiace” “questa vita è ingiusta”. Quante volte al giorno pronunciamo queste parole? In metro verso l’università, per strada o davanti alla tv. L’atteggiamento è lo stesso di quando andiamo al cinema … “triste il finale, ma è solo un film”.
E dal nostro posto in treno o dal divano di casa siamo i più forti, abbiamo le parole giuste al momento giusto, dispensiamo consigli e facilmente giudichiamo … finché non tocca a noi stare dall’altra parte, dalla parte di chi non è attore di un film, ma realmente vive una difficoltà o dalla parte chi semplicemente gli è vicino e non come comparsa. Se non dimenticassimo che questa vita, purtroppo, non guarda in faccia a nessuno, che non ti conta i soldi nel portafogli prima di mandarti una sciagura, che non bada se i tuoi occhi sono azzurri o i tuoi vestiti belli, ma colpisce indistintamente … beh, se non lo dimenticassimo, forse potremmo essere più solidali con gli altri, provare ad andare incontro alle esigenze di tutti, rendere tale la vita di chi una bella vita non ha. Tante parole e pochi, pochissimi fatti. Genitori di figli disabili costretti a vivere il proprio dolore ogni giorno nella propria casa, rimboccandosi le maniche, sacrificandosi e annullandosi totalmente pur di fare il possibile e talvolta anche più … soli, sempre più soli! Ragazzi disabili che non hanno amici, non hanno qualcuno che li chiami alle tre del pomeriggio per una chiacchierata, qualcuno che bussi alla loro porta invitandoli ad uscire o qualcuno che vada a casa a far loro compagnia, colmando quei pomeriggi di solitudine. Quanti, troppi! Ahimè,nell’ottica generale se sei “diverso” non sei “normale” e se non sei “normale” è perché “hai qualcosa in meno” e se “hai qualcosa in meno” non sei “figo” e se non sei “figo” non puoi essere dei nostri. Ma chi stabilisce la normalità? E la scuola, quanto fa la scuola per avvicinare i bambini alla disabilità, per far capire loro che la disabilità è un valore, va rispettato, amato e curato? E a casa? Quanti genitori trasmettono questo valore ai propri figli, a quelli che saranno le donne e gli uomini di domani, dicendo loro che, forse si, sono stati più fortunati, ma che la vera disabilità è l’indifferenza.
E le istituzioni? quante iniziative per i disabili e per le loro famiglie? In tempi di propaganda politica, mi piacerebbe leggere in uno dei punti del programma di un qualche candidato di “iniziative per ragazzi con handicap”.
Mi piacerebbe che si organizzassero degli appuntamenti settimanali con questi ragazzi e anche con le loro famiglie, momenti di dialogo, di confronto e perché no di conforto, corsi sportivi, giochi, feste. Io sono sicura che possiamo fare molto, molto di più di quello che facciamo. Ho visto e vedo tante famiglie soffrire, mamme, padri, fratelli e sorelle. Ho visto troppe persone scappare dalla disabilità, ho visto troppa indifferenza, ho visto troppo egoismo. C’è davvero bisogno di solidarietà, queste famiglie hanno bisogno di aiuto, di aiuto morale e concreto, di una parola buona, hanno bisogno di sgravarsi un po’ dal peso di un destino che è stato crudele e soprattutto di sentirsi meno ai margini di questa strana società.

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