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Nell’ultimo periodo ho trascorso piu tempo in ospedale che a casa mia e la scena che mi ha colpita di più è stata questa. 
Mi sono svegliata, avevo gli occhi in lacrime perché il mio amore era finito, era così lontano da me, che non riuscivo ad avvertine la presenza, nemmeno sognandolo. 
Poi ho visto loro, difronte al mio letto. 
Lei gli ha tenuto la mano tutta la notte, nella posizione più scomoda che potesse assumere. 
Lo coccolava, si svegliava ogni minuto per controllargli il respiro. Gli baciava la fronte e gli accarezzava le guance.
Mi ha guardata più volte mentre piangevo quella notte, si è avvicinata e mi ha detto: “Piccirè siamo sposati da 43 anni, abbiamo superato le più grandi battaglie, per un anno l’ho pure cacciato di casa, ma crir’m l’ammor è na cos chiu fort è tutt cos. Si muress, ij me ne ess appriess a iss”
Mi ha accarezzato le lacrime ed è andata accanto a lui, non riusciva a staccarsene nemmeno per sgranchirsi le gambe. L’ha vegliato, finché il sonno non ha avuto la maggiore e lui è rimasto girato sullo stesso fianco per tutta la notte, quello rivolto verso di lei.
Se qualcuno dovesse chiedermi cos’è l’amore, io risponderei con questa foto, l’amore è “si tu muriss, ij veness appriess a te” (se tu morissi, io ti seguirei; perché senza te non potrei immaginare la mia vita).

 

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Maria Prisco, classe 92' , studentessa di giurisprudenza. Spiccata passione per la giustizia e per la conoscenza dei fenomeni criminali. La rubrica comprenderà non solo riflessioni sulle notizie settimanali legate ai fatti accaduti, ma anche excursus storico-politici, che hanno condotto all'attuale sistema criminale.

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