Questa, la condanna pronunciata dal giudice monocratico Alfredo Cosenza del Tribunale di Paola (CS) nei confronti di Giuseppe Liparoto, Nicholas Fusaro, Luca e Francesco Bonanata tutti responsabili, come esposto dall’accusa, di aver agito ” in concorso tra loro e con crudeltà e senza necessità, di un medesimo disegno criminoso, di aver torturato un cane randagio, catturandolo, impiccandolo ad un albero, stringendogli una fune intorno al collo, colpendolo ripetutamente e con violenza fino a cagionare la sua morte “, filmando il tutto per, poi, postarlo sul web.

E’ stata così accolta la richiesta del Pm: 16 mesi ciascuno per gli assassini del randagio di Sangineto. Sospensione della pena, subordinata ad un’attività espiatoria – da svolgersi entro un anno dal passaggio in giudicato della sentenza – presso un canile della provincia di Cosenza, per almeno 6 mesi.
Risarcimento del danno alle parti civili e pagamento delle spese processuali. Il giudice, inoltre, ha disposto la distruzione dell’arma (una mazza da carpentiere) utilizzata per l’uccisione del povero Angelo.
Si è conclusa così la vicenda giudiziaria incentrata su un assassinio senza perché.
Giuseppe Liparoto, Nicolas Fusaro, Luca e Francesco Bonanata hanno preferito non assistere, questa mattina, all’ultima udienza e alla lettura della sentenza, da parte del giudice monocratico del tribunale di Paola (Cs), del processo che li ha visti imputati.

Il rito abbreviato ha permesso ai quattro, non presenti in aula, di ottenere uno sconto di pena che, altrimenti, prevede 2 anni di reclusione.
Tra i presenti all’udienza, anche molti animalisti che, fin da subito, avevano seguito la vicenda, ed il PAE – Partito Animalista Europeo- . 

 

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