La Procura di Milano ha richiesto la archiviazione nei confronti di Marco Cappato, indagato per aiuto al suicidio in relazione alla morte avvenuta in Svizzera di Dj Fabo a fine febbraio scorso. L’accusa per l’esponente radicale, nonché tesoriere della fondazione “Luca Coscioni”, era di “istigazione o aiuto al suicidio”, reato per cui sono previste pene tra i 5 e i 12 anni. 

L’indagine era partita dopo che Marco Cappato si era autodenunciato per “aiuto al suicidio”, dopo che il 27 febbraio scorso aveva accompagnato dj Fabo in una struttura in Svizzera al fine di praticare il cd. “suicidio assistito“. Per i magistrati, Marco Cappato, non avrebbe fatto altro che aiutare Dj Fabo ad “esercitare il diritto alla dignità umana“.

Nel testo del provvedimento, lungo ben 15 pagine, si legge, infatti: 

Le pratiche di suicidio assistito non costituiscono una violazione del diritto alla vita quando siano connesse a situazioni oggettivamente valutabili di malattia terminale o gravida di sofferenze o ritenuta intollerabile e/o indegna dal malato stesso“.

La Procura, dopo una ripercussione cronologica di tutte le cure subite da dj Fabio dopo l’incidente stradale del giugno 2014, che lo hanno reso cieco e paraplegico ed i suoi dolori, richiama l’articolo 32 della Costituzione sul diritto alle cure, ma anche i pronunciamenti della Corte europea sui diritti dell’uomo e quelli relativi al caso Englaro e Welby, per concludere che non si può obbligare un paziente in condizioni di “non vita  a scegliere il proprio destino.

Non pare peregrino affermare che la giurisprudenza, anche di rango costituzionale e sovranazionale – scrivono ancora i Pm – ha inteso affiancare al principio del diritto alla vita tout court il diritto alla dignità della vita inteso come sinonimo dell’umana dignità“. 

Secondo la Procura, dunque, la condotta di Marco Cappato si è consistita nel mero trasporto di chi voleva esercitare un suo diritto. Il provvedimento firmato dai Pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini, attende ora il vaglio del G.i.p., prima di diventare definitivo. 

A cura di Avv. Luciana Ruggiero

 

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