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Istigare alla magrezza sarà reato! 
All’esame della commissione sanità del Senato il ddl bipartisan che introduce nell’ordinamento il reato di istigazione all’anoressia o alla bulimia

Un anno di carcere per chi istiga alla magrezza, o comunque al ricorso a pratiche alimentari idonee a provocare anoressia o bulimia.

È quanto prevede la proposta di legge bipartisan presentata nei mesi scorsi e ora all’esame della commissione sanità del Senato.
Il ddl mira ad introdurre il reato ad hoc di istigazione all’anoressia (ex nuovo art. 580-bis c.p.), riconoscendo anzitutto tale patologia, insieme alle altre inerenti i gravi disturbi del comportamento alimentare, come “malattie sociali”, col fine di combattere in qualsiasi forma la loro incentivazione e fermare un fenomeno grave che colpisce in modo subdolo migliaia di giovanissimi fin dall’età puberale, anche online (basta pensare alla diffusione esponenziale dei siti “pro Ana” e “pro Mia” e agli oltre 300mila siti che in Italia danno consigli per il perseguimento ossessivo della perdita di peso).

Reato di istigazione all’anoressia: il nuovo art. 580-bis c.p.
Oltre a definire i disturbi come anoressia (il rifiuto del cibo) e la bulimia (il bisogno di assumere spropositate quantità di cibo), quali “malattie sociali”, il ddl introduce un reato ad hoc di istigazione al ricorso a pratiche alimentari idonee a provocarle.
Il nuovo art. 580-bis del codice penale, punisce, “chiunque, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, determina o rafforza l’altrui proposito di ricorrere a pratiche di restrizione alimentare prolungata, idonee a procurare l’anoressia o la bulimia, e ne agevola l’esecuzione” con la reclusione fino a un anno.

Se il reato è commesso nei confronti di una persona minore degli anni quattordici o di una persona priva della capacità di intendere e di volere, la reclusione sale fino a 2 anni.
La pdl prevede anche un piano di interventi, a livello nazionale e regionale, al fine di:
a) effettuare la diagnosi precoce;
b) migliorare le modalità di cura dei soggetti colpiti;
c) effettuare la prevenzione delle complicanze;
d) agevolare l’inserimento dei soggetti colpiti nelle attività scolastiche, sportive e lavorative;
e) migliorare l’educazione sanitaria ed alimentare della popolazione;
f) provvedere alla preparazione e all’aggiornamento professionali del personale sanitario e scolastico;
g) predisporre gli strumenti di ricerca opportuni.
Inoltre, il Ministro dell’interno, di concerto con i Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali, sentiti i provider, stabilisce, con proprio decreto, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, “i criteri e le modalità per impedire l’accesso ai siti che diffondono, tra i minori, messaggi suscettibili di rappresentare, per il loro contenuto, un concreto pericolo di istigazione al ricorso a pratiche di restrizione alimentare prolungata, idonee a provocare e diffondere le malattie di cui all’articolo 1, comma 1”.

 

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