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Come nel Codice da Vinci, il dipinto dell’Ultima Cena custodito a Nola ha dell’incredibile: chiuso al pubblico insieme al Complesso Conventuale Monumentale di Sant’Angelo in Palco, è un gioiello dell’arte a rischio degrado.

Da oltre quattro anni, il sito religioso del Complesso Conventuale Monumentale di Sant’Angelo in Palco è caduto nell’oblio; di proprietà dell’Ordine dei Frati Minori Francescani della Provincia di Napoli, è inserito nello scrigno d’arte dei capolavori nolani e tra le perle del Rinascimento italiano,vantando piccoli tesori del nostro patrimonio culturale, come opere pittoriche, cicli di affreschi, sculture preziose, opere lignee e arredi sacri.

La notizia della chiusura risalente a mesi scorsi, ha fatto il giro del mondo tra media e stampa, come il Presidente dell’associazione europea Nola-Bordeaux Alfredo Mazza che ha scritto al Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, ai presidenti delle commissioni Beni Culturali della Camera e del Senato, al ministro generale dei Frati Minori Francescani, al sindaco e al vescovo di Nola  chiedendo in prima persona un’intervento diretto per salvare dall’oblio, dal degrado e dai continui crolli, il prezioso complesso conventuale.

Un forte grido di allarme che ha acceso i riflettori sulla spinosa questione, sollecitando l’intervento immediato. Il malumore è condizionato principalmente sull’impossibilità di ammirare da vicino un tesoro dell’arte, ovvero il dipinto dell’Ultima Cena attribuito ad un artista ignoto del 1503, ma che nella sua intenzione rivela similitudini con il celebre Cenacolo di Leonardo Da Vinci del 1495-97. Strano ma vero: chi ha presente «L’Ultima Cena» di Da Vinci può afferrare il concetto. Anche nel dipinto presente in Sant’Angelo in Palco a Nola, mostra evidente un sottile codice segreto di ispirazione leonardiano con l’apostolo Giovanni dai lineamenti ambigui e femminili situato accanto a Cristo.

Questa clamorosa opera proibita, ammirata da turisti, fedeli e appassionati studiosi, rischia di lacerarsi sotto i colpi di nuovi crolli che stanno interessando la struttura; i nolani sono preoccupati per questa chiusura forzata che da oltre quattro anni sta compromettendo gravemente il gioiello cinquecentesco e i suoi tesori.

 

 

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