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“Prendere qualcuno a colpi di scopa è reato di lesioni personali aggravate.”

E’ quanto stabilito dalla quinta sezione penale della Cassazione, ribaltando la decisione del giudice di pace di non doversi procedere, accogliendo così il ricorso del pubblico ministero.

La vicenda vedeva scagionata per remissione di querela una donna per il reato di lesione personale commesso a danno di un uomo colpito al capo con una scopa. Ma avverso la sentenza proponeva ricorso per cassazione il PG denunciando vizio di violazione di legge, atteso che trattandosi di delitto di lesione aggravato dall’uso di arma impropria il giudice di pace non avrebbe avuto la competenza per pronunciarsi e atteso altresì che trattandosi di delitto perseguibile d’ufficio, l’intervenuta remissione di querela non avrebbe potuto dispiegare alcun effetto estintivo.

In effetti, richiamando la giurisprudenza di legittimità, scrivono i giudici, “in tema di lesioni personali volontarie, ricorre la circostanza aggravante del fatto commesso con armi quando il soggetto agente utilizzi un manico di scopa, trattandosi di arma impropria, ai sensi dell’art. 4, comma 2, I. n. 110 del 1975, per il quale rientra in questa categoria qualsiasi strumento, che, nelle circostanze di tempo e di luogo in cui sia portato, sia potenzialmente utilizzabile per l’offesa della persona” .

Per cui, esulando il suddetto reato dalla competenza del giudice di pace, lo stesso avrebbe dovuto spogliarsene. Inoltre, essendo un delitto procedibile d’ufficio, hanno sentenziato infine dalla S.C., annullando senza rinvio la sentenza impugnata, l’intervenuta remissione di querela è irrilevante.

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