Una parola araba che si traduce con “legge”, quella di Allah, che gli uomini non riescono a comprendere, anche se esiste la scienza giurisprudenziale islamica – chiamata fiqh – che ha come oggetto i comandamenti di Dio e la loro interpretazione: c’è, quindi, un impegno continuo da parte di alcuni individui dotati di grande fede di scoprire cosa Allah vuole da chi ha creato. Nel codice di leggi della Sharia, c’è una netta distinzioni fra le norme legate al culto e le norme giuridiche: tutte sono contenute nel Corano e nel Sunna, ritenute le uniche fonti per mezzo della quali ci si può avvicinare alla parola di Allah. 

Il libro sacro Sunna ha generato molteplici problemi nella formulazione di un’unica Sharia: il Sunna è un hadith – un racconto – del Profeta Maometto ( il suo nome è anche legato al significato di jihad ), ma non ne esiste solo uno, dato che molti sono stati riconosciuti come attendibili. Interpretare correttamente la legge di Allah è impossibile non solo perché resterebbe comunque sempre avvolta nel mistero per via dell’incapacità dell’uomo di scoprire il piano divino sia perché si hanno numerose documentazione sulla Sharia.Si sa, quindi, cosa significa sharia, ma non si conoscono perfettamente quali sono le leggi di Allah per via della complessità di giungere a una interpretazione univoca dei testi sacri.
Dobbiamo precisare che la Sharia non riguarda esclusivamente i delitti e le pene, ma tutto il comportamento del Musulmano, infatti è suddivisa in quattro settori:
1) Fard (obbligatorio). Ad esempio le cinque preghiere obbligatorie durante la giornata, il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita, l’elemosina obbligatoria ai poveri, il digiuno durante il giorno nel periodo del Ramadan.
2) Mustahabb (consigliato). Ad esempio la circoncisione maschile ed il pellegrinaggio alla Mecca più volte nella vita.
3) Makruh (sconsigliato). Chi compie un’azione makruh non viene penalmente perseguito, ma semplicemente deplorato dalla comunità. Un esempio: non invocare Allah e non lavarsi le mani prima di mangiare, 
4) Haraam (esplicitamente vietato). In questa categoria oltre ai delitti ed ai reati, sono comprese anche delle norme comportamentali che riguardano l’abbigliamento e l’alimentazione, per esempio.
In questa nota incentreremo la nostra attenzione sul punto 4 (Haraam).
Nella Sharia è contemplata la pena di morte in quattro casi:
Omicidio, adulterio, bestemmia contro Allah ed apostasia (abbandono della religione islamica).
In tutti e quattro i casi è richiesta la testimonianza di quattro musulmani adulti o una completa confessione.
Per quanto riguarda l’omicidio, alcune scuole giuridiche islamiche sostengono che va punito con la morte solo nel caso che la vittima sia un musulmano.
Per adulterio si intende qualsiasi rapporto sessuale al di fuori del matrimonio. Se il colpevole è sposato, è prescritta la lapidazione: l’uomo è interrato fino alla vita e la donna fino al petto. Vengono colpiti con pietre non troppo grandi affinchè la morte non sia troppo rapida.
Se invece il colpevole non è sposato, la pena consiste in 100 frustate.
In tutti i reati in cui è prevista la fustigazione, l’uomo viene spogliato, mentre la donna rimane vestita.
Nel reato di adulterio è inquadrato anche il rapporto omosessuale che, nella Sharia originaria, prevede la morte per il sodomizzato e 100 frustate per il sodomizzatore.
Secondo la Legge Islamica, gli omosessuali andrebbero arsi vivi, ma quasi sempre, nei paesi che applicano la Sharia, si procede per impiccagione, raramente per crocifissione.
Vediamo ora qualche esempio di reato non punito con la morte, tenendo presente che, nella legge islamica, il carcere è inteso solo come periodo di detenzione, nel quale il condannato possa giungere al pentimento, mentre si ritengono molto più efficaci le punizioni corporali.
Il furto è punito con l’amputazione della mano destra e, in caso di recidiva, anche della mano sinistra.
La rapina viene punita con la decapitazione nel caso che il rapinato sia stato ucciso, col taglio della mano destra e del piede sinistro se il rapinato non è stato ucciso.
La falsa testimonianza e la diffamazione vengono punite con 80 frustate.
Il consumo di vino o altri alcolici comporta una pena che va da 40 ad 80 frustate, così come il consumo di alimenti proibiti (ad esempio la carne di maiale).
In alcuni paesi o particolari regioni si applica la fustigazione anche nel caso di una donna non correttamente vestita o che sia uscita di casa senza essere accompagnata dal marito o da un parente maschio.
Queste norme così severe che abbiamo descritto sono spesso attenuate in molti paesi islamici e spesso sostituite con la detenzione.

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