La risata è il mio primo obiettivo.

In questa vita, che ci costringe ad una visione troppo realistica (e pessimistica) di tutto ciò che ci circonda, l’unica cosa che può aiutarci è osservare il mondo come se fosse un palcoscenico. Mi spiego meglio, avete ragione, non è normale inserire una frase filosofica in un discorso da delirio. Ogni mattina, quando ci svegliamo, viviamo meccanicamente le stesse azioni del giorno precedente.

Io ad esempio, tutte le mattine, mi sveglio brutto e antipatico… poi piano piano, purtroppo, l’antipatia passa e la bruttezza resta. Ecco, l’antipatia (secondo me) nasce dal nostro desiderio di evitare rapporti con gli altri… perché in fondo abbiamo paura inconsciamente della realtà che ci circonda, e allora il nostro cervello ci fa svegliare con il famoso “broncio mattutino”… come se fosse una preparazione per tutto ciò che ci aspetta fuori dalle mura di casa. Il discorso filosofico che ho fatto prima, sull’osservare il mondo e viverlo come se fosse un palcoscenico, ci può aiutare veramente. Il mio obiettivo è farvi passare dal broncio al sorriso.

La domanda è: «Come?». Sapete perché la risposta non è così semplice? Perché prima di salire sul palcoscenico della vita dobbiamo diventare attori. Noi ogni giorno, da quando ci svegliamo, osserviamo solo la realtà che ci circonda, comportandoci di conseguenza. Quindi diciamo che siamo a teatro, ma seduti in platea. Il nostro copione lo facciamo scrivere agli altri.

E’ questo il guaio. Non viviamo veramente! E vi confesso una cosa. Non sopporto nemmeno il termine «copione». Si, lo usiamo per indicare la sceneggiatura teatrale, ma in questo caso come faccio a spiegarvi che: «I copioni della nostra vita sono tutti uguali»? Il significato di «copione» non è identico a quello di «uguali»? Un copione (inteso come persona) copia qualcosa uguale all’originale. Un po’ come succedeva a me al Liceo.

Me lo ricordo ancora il giorno del compito in classe di matematica. Ero preparatissimo. Arrivai in aula e il professore mi fece sedere vicino ad un ragazzo che chiameremo Salvatore, definito da tutti come «Il Bulletto». La sua mano era una fotocopiatrice. La famosa frase: «Copia copiassa, all’esame non si passa» diventò «Copia copiassa, all’esame non si passa, ma la mano di Totore lo ricopia in due ore».

Beh, è inutile continuare… potete immaginare come andava a finire ogni volta!

Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è puramente casuale

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