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Anche  un semplice commento su Facebook può integrare il reato di diffamazione prevista e disciplinata dall’art. 595 del codice penale.

Ebbene, di recente, il Tribunale di Campobasso con la sentenza n. 396/2017, ha condannato alcuni soggetti che si erano resi responsabili del reato di diffamazione aggravata nei confronti di un magistrato, nella specie, proprio per aver leso su Facebook la reputazione di quest’ultimo.

In particolare uno di questi soggetti aveva pubblicato un post sul suo profilo nel quale offendeva il giudice che lo aveva condannato al versamento di una somma in favore della cassa delle ammende, non essendosi presentato a testimoniare in udienza senza alcuna giustificazione valida. 

Il post diffamatorio fu “letto”, in poco tempo, da un numero di utenti particolarmente elevato. Di conseguenza i vari “mi piace” furono numerosissimi; ma ciò che ha aggravato la posizione del soggetto in questione furono soprattutto i numerosi commenti denigratori e diffamatori rivolti al magistrato ed alla categoria in generale. Alla luce di ciò, il Tribunale ha ritenuto responsabili penalmente per diffamazione aggravata sia l’autore del post incriminato che due dei suoi “amici”.

Il presupposto della vicenda specifica era, innanzitutto, individuare i veri responsabili del post e dei commenti e che le offese fossero effettivamente riferite al giudice del processo nel quale l’autore del post era stato a testimoniare.

Quindi, dopo aver individuato l’offesa ad una persona determinata, l’autore del post ed il destinatario di quest’ultimo, il Tribunale ha riconosciuto nei confronti di tutti gli imputati l’aggravante prevista dal terzo comma dell’art. 595 c.p. (oltre che quella di cui al comma 4) posto che la diffamazione tramite internet costituisce un’ipotesi di diffamazione aggravata in quanto commessa con altro (rispetto alla stampa) mezzo di pubblicità.

Concludendo, per i giudici un commento denigratorio pubblicato su Facebook ha potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indefinito ed imprecisato di persone.

Inoltre, per l’idoneità del mezzo utilizzato, può determinare un’ampia possibilità di circolazione del commento tra un numero alto di persone. Nonostante sia garantita la libertà di pensiero, così come previsto dall’art. 21 Cost, essa ha dei limiti nel rispetto altrui e nella tutela dell’ordine pubblico e del buon costume. Nonché, si rammenta, nel diritto di ogni cittadino all’integrità dell’onore, del decoro, della reputazione.

Pertanto il caso in esame integra a pieno il reato di diffamazione aggravata e come tale va punito.

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