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A partire dal 2014 il neologismo “ghosting” è stato lanciato e diffuso dal “New york times” per indicare la scomparsa improvvisa dalla rete verso un utente o contatto in rubrica,cancellando definitivamente un rapporto d’amore o d’amicizia interrompendo conversazioni di messagistica e chiamate. Una mossa alquanto codarda,seppur in rapida e costante diffusione se consideriamo che i nostri dati personali,sempre più capillari (ultimo accesso,storie instagram,posizioni attuali fb),siano a disposizione degli altri utenti. Siamo quindi monitorati da un eccessivo controllo della vita privata che non permette sotterfuggi e vie di mezzo. Protagonisti di tale fenomeno sono i cosidetti “millenials” che hanno modificato profondamente le dinamiche di una relazione. Un sondaggio sostiene peró che siano le donne in confronto agli uomini ad esser prive di coraggio: ben il 24% sul 16% per i maschietti. Esperti spiegano che a soffrirne non sono solo persone comuni ma anche coloro affetti da “disturbo bordeline”,i quali mettono in atto un sistema di meccanismo di difesa,passando alla negazione e all’annulazione del problema. Il “ghosting” tralascia una vera e propria angoscia a chi ne è vittima perchè quest’ultima,esamine a controllare il display dello smartphone,non puó richiedere un confronto che avrebbe alleviato il peso ai suoi dubbi e perplessità ad un rapporto a cui ormai si susseguono silenzi e parole di scusa mai pronunciati. A seguito del “ghosting” puó verificarsi anche,quasi per controreazione,l’haunting.Il “fantasma virtuale”,dopo un periodo di assenza e allontanamento,tenta di controllare ogni vostro movimento senza peró parlarvi,creando tensioni e non pochi disagi. Per reagire in maniera sana ed intelligente rimurginare non è la migliore soluzione. La consapevolezza di venire trascurati ed essere oggetto dell’indifferenza altrui deve solo motivarci a curare le relazioni interpersonali dal vivo,limitandoci solo una cerchia ristretta e ben curata che accresca la nostra autostima.

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