DIRITTO E AMMINISTRAZIONE
FERMO AMMINISTRATIVO: ECCO COME FARE
COME OPPORSI AL FERMO AMMINISTRATIVO
Dopo la notifica della cartella di pagamento, se il debitore non procede al versamento di quanto richiesto entro il termine di 60 giorni, l’Agente per la riscossione (attualmente Equitalia o Serit) può porre in essere un’azione esecutiva, al fine di recuperare coattivamente il debito. Accanto all’azione esecutiva vera e propria, l’Agente per la riscossione può emanare degli atti cautelari, che, pur non essendo di per sé atti di esecuzione, costituiscono uno strumento per assicurarla.
Uno di questi è il preavviso di fermo amministrativo, disciplinato dall’art. 86 del d. P. R. 602/73 che consiste nel divieto di circolazione del mezzo su cui il fermo stesso insiste. Se il divieto viene violato dal trasgressore sarà comminata una sanzione che può essere di poco inferiore a 3000 euro. In questa guida, con pochi e semplici passaggi, mostreremo cosa c’è da sapere e come impugnare un preavviso di fermo amministrativo. Il preavviso di fermo amministrativo avvisa che, se non si verserà quanto dovuto entro 30 giorni, il fermo sarà iscritto e diverrà esecutivo. Secondo una direttiva di Equitalia, per debiti inferiori a 2000 euro, il fermo è iscritto su un solo veicolo del debitore; per debiti di valore compreso tra 2000 e 10000 euro, il fermo può essere iscritto su un massimo di 10 veicoli di proprietà del debitore; infine, per debiti superiori a 10000 euro, il fermo può essere iscritto su tutti i veicoli del debitore. Il fermo amministrativo colpisce beni mobili registrati come autovetture, moto ecc.
Esso, inoltre, non viene applicato in sostituzione della somma da corrispondere come debito pregresso, bensì trattasi di una misura aggiuntiva (c. D. Accessoria) che viene utilizzata in aggiunta alla sanzione pecuniaria volte, entrambe, a recuperare il credito vantato dallo Stato (fisco). Per essere legittimo il fermo, devono essere rispettate delle norme procedurali quali la corretta notifica, le motivazioni che giustificano quel provvedimento gravoso, l’indicazione specifica della cartella di pagamento (o più cartelle) che hanno preceduto il preavviso di fermo amministrativo. Se tali adempimenti non sono rispettati, il provvedimento emesso è illegittimo e può essere impugnato dinanzi alle Commissioni Tributarie provinciali. Vi è anche un altro strumento di tutela come impugnazione, detto ricorso in autotutela: ovvero il cittadino può presentare delle memorie difensive allo stesso agente della riscossione per chiedere l’annullamento dell’atto.
Se, tuttavia, Equitalia non risponde entro poche settimane, è bene presentare, mediante il proprio avvocato o consulente tributario, un ricorso in commissione tributaria: infatti, la presentazione del ricorso in autotutela non sospende i termini. Ci sono molti decreti sul fermo amministrativo, alcuni tra l’altro poco chiari, dove perfino la legislatura italiana sembra in materia brancolare un po’ nel buio. Esistono comunque delle considerazioni etiche e morali da fare in merito. Se ad esempio il fermo è posto su un mezzo che il debitore utilizza per andare al lavoro, questo può causare dei seri impedimenti per la sua attività lavorativa e ciò può determinare un forte danno di natura anche morale e psicologica.
C’è inoltre un ulteriore controversia economica nel fermo amministrativo, in quanto molto spesso il danno causato è di gran lunga minore rispetto al danno causato al debitore. Infatti, è illegittimo il fermo amministrativo del veicolo qualora risulti sproporzionato rispetto alla pretesa tributaria e nel caso in cui non siano adeguatamente indicate le motivazioni che ne abbiano giustificato l’adozione. Al riguardo, alcune sentenze (come la n. 65/13/2012 della C.T.R. di Bologna, la n. 28/12/2013 della C.T.P. di Roma, la n. 241/17/2012 della C.T.P. di Napoli) concordano tutte con il fatto che il fermo amministrativo, iscritto dal concessionario della riscossione sul veicolo del contribuente, risulta illegittimo se tale misura è sproporzionata rispetto al debito erariale, soprattutto se tale provvedimento cautelare non risulta adeguatamente motivato e sussiste una reale sproporzione tra la misura adottata e il credito da garantire. Anche se l’iscrizione del fermo è rimessa – in buona sostanza – alla discrezionalità dell’agente della riscossione, l’applicazione in maniera indiscriminata delle ganasce fiscali potrebbe configurare un eccesso di potere del concessionario.
Inoltre l’Equitalia non può disporre il fermo amministrativo del veicolo di proprietà del debitore in seguito al mancato pagamento di multe per violazioni al codice della strada e al mancato pagamento di contributi previdenziali. La misura del fermo amministrativo, infatti, è prevista dal DPR 602/73 esclusivamente per debiti di natura tributaria, ossia per le imposte sui redditi e per gli altri tributi (tasse o imposte) dovuti allo Stato o agli Enti Pubblici. Nessuna norma nel nostro ordinamento autorizza l’Agente di Riscossione a disporre il fermo per mancato pagamento delle contravvenzioni stradali o dei contributi previdenziali.
In tal proposito sia la Cassazione con sentenza n. 2214 del 01.02.2007 sia il Giudice di Pace di Roma con sentenza n. 23278 del 08.11.2007, accogliendo il ricorso del contribuente, hanno affermato che il provvedimento di fermo amministrativo è strettamente limitato ai carichi tributari, mentre è illegittimo se applicato alle sanzioni amministrative e alle contravvenzioni del Codice della Strada. Il tuo avvocato
A cura dell’ Avv. Vincenzo MEZZA in collaborazione con il tributarista ANIELLO LIMONCIELLO.

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