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L’uso eccessivo dei social network causa depressione, o le persone depresse tendono a usare eccessivamente i social network? Per tentare di rispondere a queste domande, dobbiamo guardare a come i social network influenzano il nostro comportamento e i nostri stati emotivi.


Quasi ogni piattaforma di social network ha come obiettivo quello di mantenere i propri utenti online il più a lungo possibile al fine di fornire il maggior numero possibile di annunci pubblicitari ai singoli individui. Per raggiungere questo obiettivo, le applicazioni dei social network utilizzano dei meccanismi di dipendenza per premiare le persone per farli rimanere online più a lungo. Nello stesso modo in cui la dopamina, il neurotrasmettitore responsabile delle sensazioni di gratificazione e piacere, viene rilasciata quando i giocatori giocano d’azzardo o quando bevono alcolici, le applicazioni dei social network sono disseminate di inneschi di rilascio di dopamina.
I mi piace, i commenti e le notifiche che riceviamo sui nostri smartphone creano sensazioni positive di accettazione. Quando non riceviamo questa dose di gratificazione, proviamo paura, ansia e solitudine. L’unico rimedio, per alcuni, è quello di tornare sul dispositivo per un’altra dose di piacere.

Un altro modo in cui i social network possono influenzare gli stati emotivio di un utente è attraverso un concetto noto come contagio emotivo: il fenomeno degli stati emotivi che vengono involontariamente trasmessi tra individui. Mentre il contagio emotivo è ben documentato nelle interazioni faccia a faccia, la ricerca ha dimostrato che la felicità, la rabbia, la tristezza possono essere passati a un individuo anche attraverso i social network. Uno studio ha scoperto che gli stati emotivi sono facilmente manipolabili attraverso i social network e la semplice lettura di post carichi emotivamente può trasferire questi stati emotivi al lettore. In altre parole, quando un utente di un social network vede un post triste di un amico, il lettore sente quella tristezza. Questo può essere particolarmente dannoso se combinato con la questione delle bolle culturali online.


Le applicazioni per i social network utilizzano potenti algoritmi per offrire contenuti agli utenti che sono più propensi a coinvolgerli e a farli interagire, in modo che gli utenti rimangano sul sito più a lungo. Gli utenti dei social network che tendono a interagire ripetutamente con lo stesso tipo di contenuto, addestrano gli algoritmi a mostrargli sempre di più contenuti simili, creando una sorta di
“bolla”. Ad esempio, un utente che fa clic su un articolo relativo a un fatto di cronaca nera, o commenta il post di un amico che sta divorziando, riceverà più contenuti negativi perché è quello in cui si impegnato a interagire di più. Combinati con il contagio emotivo, queste bolle culturali negative potrebbero influenzare negativamente lo stato emotivo di un individuo.


I social network sono progettati in maniera che gli utenti siano spinti a mostrare parti salienti delle loro vite; postare tutti i momenti positivi e importanti e tralasciare il negativo e il banale. Quando un utente osserva questi momenti salienti di altre persone, li confronta con le parti peggiori di sé, causando sentimenti di vergogna, irrilevanza e inferiorità. Questi sentimenti possono indurre gli utenti a impegnarsi in comportamenti compulsivi volti alla ricerca dell’approvazione.

La ricerca è chiara; i casi di depressione sono aumentati proprio accanto alla crescita dei social network, e più un individuo si impegna ad usare i social network, maggiore è la loro possibilità di avere disturbi dell’umore. Ciò che i dati non ci mostrano ancora è se l’aumento dell’uso dei social network causa depressione o se le persone depresse tendono a usare eccessivamente i social network. Per rispondere a queste domande, occorre fare una ricerca più approfondita per controllare questa differenza. Tuttavia, se l’aumento dell’uso dei social network causa effettivamente danni psicologici, resterà la questione se la responsabilità per il rapido aumento dei casi di depressione è colpa degli utenti dei social network o delle stesse società dei social network.

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