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“Il nome comune ha lo stesso etimo di “calamaio”, dal greco Kalamos (calamo), che da astuccio per le penne è passato a indicare nel medioevo il vasetto dell’inchiostro, con allusione quindi alla forma del mollusco e al secreto difensivo di colore nero che emette quando minacciato”.

In questo articolo sfatiamo il mito che i calamari non abbiamo la forma rotonda che ha quando lo troviamo nei nostri piatti. Di solito il calamaro lo si associa subito al ruolo che assume nella nostra frittura di pesce.

Il calamaro, nome scientifico di Loligo vulgaris, e’ un mollusco cefalopode dal corpo affusolato all’estremità posteriore e slanciato. Il calamaro presenta nel lato posteriore dorsale del corpo due pinne di forma triangolari o romboidale. La bocca e’ circondata da tentacoli, due dei quali piu’ lunghi, tutti ricoperti da due file longitudinali di ventose.


Vive nel Mare Mediterraneo e nel Mare del Nord in profondità, tranne nel periodo della riproduzione che avviene da fine gennaio sino al mese di luglio, periodo in cui i calamari si possono osservare vicino alla costa. I sessi sono separati. I maschi producono spermatofore che introducono, tramite un tentacolo modificato, nel corpo della femmina.
Questa specie è pelagica e si nutre, soprattutto durante le ore notturne, di pesci, molluschi e crostacei. Gli esemplari giovani, invece, si nutrono essenzialmente di larve di crostacei. In questa specie il cannibalismo è comune.
 ➡ Foto di Mimmo Roscigno

Martina Bosso

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