[vc_row][vc_column][vc_column_text]Ebbene sì. Parliamo delle acque reflue urbane, quelle di scarto. Si intendono tali le acque la cui qualità è stata alterata dall’azione dell’uomo. Per intenderci, il miscuglio di acque domestiche, provenienti dai rubinetti dalle nostre case, dei nostri bagni e dai nostri wc; di acque industriali, impiegate nei cicli produttivi; e di acque agricole, utilizzate per l’irrigazione dei campi.
I reflui contengono numerose sostanze in grado di esercitare effetti di danno sulla salute umana. Per questo motivo, una volta che escono dalle nostre case, vengono, in primo luogo, convogliati nella rete fognaria, successivamente, allontanati e smaltiti attraverso idonei processi di trattamento, per limitare l’inquinamento dei corpi idrici che li ricevono, fino ad arrivare ad un impianto di depurazione.

In Italia, ce ne sono di diversi tra i quali si annovera anche quello di Nola, realizzato alla fine degli anni ’70, collocato nella zona del Cis di Nola, avente un bacino di utenza civile di 34 Comuni della Provincia di Napoli e di Avellino per l’intero comprensorio.
Gli impianti di depurazione, come quello Nolano, hanno di base un meccanismo elementare fatto a step:
il primo, consiste in un pre-trattamento in cui il refluo viene filtrato da materiali grossolani incontrati durante il trasporto, disoleato e dissabbiato, attraverso un moto continuo all’interno delle vasche che provoca la caduta, per gravità, dei sedimenti; il secondo step consiste, invece, nel trattamento primario volto ad eliminare le sostanze sospese sedimentabili presenti nel liquame grezzo.

Successivamente, il trattamento non è più fisico ma diventa biologico. Quest’ultimo, si basa, infatti su fenomeni biologici naturali, definito anche processo a fanghi attivi, che prevede che il refluo sia collocato all’interno di una vasca in cui viene insufflata aria. Questa si va a miscelare con una massa di solidi fioccosi allo stato di fango molto liquido, all’interno del quale vive un enorme numero di microorganismi, soprattutto batteri, che si nutrono e si riproducono a spese della sostanza organica apportata dal liquame.
Alla fine di questo processo, l’acqua è quasi del tutto depurata, l’ultimo trattamento è quello di disinfezione (clorazione). L’acqua entra così a contatto con la soluzione di ipoclorito di sodio, dosata all’inizio della vasca, passa attraverso un percorso a serpentina che mescolala soluzione, risultando così definitivamente disinfettata e depurata, pronta per essere nuovamente immessa nel ciclo idrico.
Dott.ssa Alessia Ruggiero[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_facebook][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][/vc_column][/vc_row]

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