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Speranze di ritorno non ce ne sono. È l’ultima parola di Salvini tra abbracci e fischi incollati sulle sabbie del Mezzogiorno.E lo ammette perfino Di Maio con la scusante che questa frattura ingannerà sul taglio di 345 poltrone promesso e che porterà l’Iva ad uno scoppio mai visto prima.Ora basta col via vai in spiaggia. Tutti a Roma al voto per le sorti del Paese. L’ha deciso colui che fa terrore alle ONG. Salvini,non ci sta più nella pelle. Vuole ad ogni costo capitalizzare il consenso tanto osannato dagli ultimi sondaggi istat.   Da salvatore della Lega a liberatore di Lampedusa ha in mente un’Italia tutta verde. Il tesoretto del Carroccio, un posto all’apparenza dichiarato alla continua  ricerca dell’integrazione ed omologazione tra popoli ma dove il solo confine tra Nord e Sud è delimitato dall’efficienza dei servizi che, come al solito, rende sempre di più le fatiche del meridione schiave della spocchia del settentrione.
L’avvocato degli italiani dovrà farsene una ragione. Il contratto giallo- verde è seppellito nei rancori dei suoi scrivani. Il populismo, invece, è naufragato così come i provvedimenti fedeli ai suoi leader. Tuttavia,per consacrarsi il re delle urne a Capitan Salvini non basta aver liberato Lampedusa o aver legittimato il “pacifico” ricorso all’arma al primo boato.Orbene, governare è merito di un connubio  che veda in sintonia i bisogni del ceto medio con la risolutezza delle istituzioni. La ricetta vincente di Fratelli D’Italia, pronta ad accettare la sfida delle urne , a far battaglia in ogni dove e fino all’ultimo voto per difendere le nostre radici e dar  voce alla nostra identità di popolo , sovrana ed automa nella sua azione di salvataggio del benessere collettivo. Un patrimonio fin troppo inestimabile per la nostra italianità a tal punto da non poter essere  inginocchiato a carri politici o utilizzato come merce di scambio dell’opportunismo partitico. La madrina azzurra Giorgia Meloni quindi è determinata  a traghettare la destra  sociale verso l’Italia dei
SI. Un Paese che finalizzi le aspirazioni dei giovani in opportunità di crescita anziché spingerle nelle mani d’Europa.
Un paese che riconosca la  tradizione come fioriera degli orizzonti del futuro, insomma un Paese  in cui costruire e non disfare come disastrosi incapaci del fare.

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