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Questa volta non la manda a dire. Conte,a suo malgrado, prende le distanze da attaccamenti alle poltrone e timori verso il giudizio cittadino.Il sedicente signore dei palazzi con un filo di voce tagliata dall’amarezza e zittita dalla faziosità dell’aula arresta il cambiamento. A dirla tutta, il mero cambiamento non sono stati gli ossessivi ostacoli alle magagne della politica dell’io ma ben sì la rivolta del pensiero dell’uomo ed il fallimento della concezione e della strategia politica. Proclami e non parole. Selfie e non strette di mano. Simpatie e non personalità. Tatticismi e non assistenza. Beghe e non proposte. Così il destino del cittadino è ostaggio della pigrizia del poter fare. Così le speranze del popolo sono illuse da chi sa di non saper fare. Ad un tratto,quando pensava di avercela fatta, di avere l’Europa in pugno,di aver messo una volta per tutte il bavaglio alle pazzie dei rossi, Salvini si capovolge da saccente della buona politica a baldanzoso leader beffato dagli ultimi. È proprio così. Il nemico dei profughi non è riuscito a resistere più di tanto.Non vuole più asservirsi alla tenacia Di Maio.Tuttavia, i furibondi grillini lo mettono alle strette azzardandosi all’improbabile. In pieno agosto si concedono per qualche poltrona ai complici dello scempio di Bibbiano. Pur di tenersi avvinghiati al privilegio gli amici delle banche e gli eroi della svolta sono pronti a dar vita all’imbroglio di tutti i tempi. Sono disposti a spogliarsi delle proprie casacche e farsi depredare dei propri valori per solo compiacimento dei propri capi o per non rinunciare ad una sorte che solo la politica gli potrà dare. Ma la politica non è questa. Fare politica vuol dire interessarsi al prossimo per amore dei propri diritti e rispetto dei propri doveri. Fare politica vuol dire tifare per il futuro. Ed essere politici vuol dire aver il coraggio di costruirlo.

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