Uno sguardo nel passato per un incontro tra tutti gli sportivi 10 GIUGNO 57 .

In quel giorno il Nola conquistava la Quarta Serie. Ricordiamo con la riproduzione di un articolo di Giuseppe Giusti, apparso nella pagina sportiva de «La Campana», le vicende di quell’anno Ora che tutto è finito, così allegramente, rifare la meravigliosa storia di quest’annata calcistica, è un immenso piacere. Un piacere, grosso così, per il vostro cronista, una gioia infinita per voi, amici miei, nel rileggere e rivivere intensamente quelle frenetiche ore, e ore di Calabrese e Pastorelli, di Vecchione, di Vassallo e di Gilbo, di Breschi e Caponigro, di Salluzzo e Lo Masto, di La Torre, il simpatico sbarazzino che fece esplodere il cuore dei nolani, così gon-fio, in quell’assolato pomeriggio corallino. Ritorniamo insieme un po’ indietro, socchiudete solo per un pochino gli occhi, e vi troverete sulla tribuna e nel « prato » del Gobbato di Pomigliano quando undici baldi atleti stavano infilando un povero Marigliano che non credeva più ai suoi occhi, stralunato com’era che la macchina del Nola fin dalla prima giornata si fosse messa in quei giri così vorticosi. E furono sei i palloni che Cioffi dovette raccogliere dal fondo del sacco. Ancora lo sogna di notte quel maligno pallonetto che Moriello (ove sei tu?) gli fece così astutamente passare sulla testa, il portiere mariglianese. Che a fine partita ci confessò che non riusciva più a capirci niente non appena la sfera capitava tra i piedi di Pastorelli e Calabrese, gli eroi di quella lontana giornata di ottobre. Poi venne il Portici, il Comunale riapriva i suoi battenti al nuovo campionato. Rivedeva un nuovo maestro, Tricoli, un modesto, un taciturno, dopo essersi riempito degli assordanti clamori dell’altro pure bravo ma esplosivo Aldo Querci. Un’altra vittoria, i bianconeri cominciavano ad assestarsi in classifica, a distinguersi, a far parlare di sé a fare dire che erano i meritevoli, gli aspiranti miglio-ri. Giunse la terza giornata, un brutto ventuno ottobre, una brutta partita con una robusta Atripalda che intascò al banco nolano un pari preziosissimo, pareggio che cominciò ad illudere gli uomini di Ferrara il quale minacciò poi fuoco e fiamma. Un cielo plumbeo, una pioggerella fitta ed insistente cadde sul derby di Baiano. Al Bellofatto, stavamo vincendo e i ragazzi, pur rinfrescati dalla fitta acqua che precipitava a catinelle, non fecero nulla per reagire alle sferzate degli uomini di Atripaldi che sputarono il cuore pur di conservare il pareggio. E ci commossero stretti intorno al loro allenatore gli azzurri cugini. Il riposo giunse opportuno. Un po’ di riposo ci voleva. Poi la bellissima gara interna contro la Paganese. Un gran gioco, il complesso bianconero riprendeva il suo ritmo, deciso e potente e a Cava dei Tirreni, mister Kovacs arrabbiatissimo, i nolani ottennero dopo una giudiziosa gara, un uno a uno che ci compensò di quella faticaccia difensiva e premiò l’accorto e sapiente spiegamento di forze che Tricoli aveva ben premeditato, soppesando sulla bilancia dell’incontro le insidie di quel difficilissimo terreno. Un’altalena sconcertante di rendimento, sul campo, dell’undici bianconero invitava ai più disparati commenti, alle più strane congetture, che cominciarono a suscitare i primi focherelli. Quelli della mediocre esibizione contro il Pontecagnano e della sconfitta ad Altavilla, nonostante che di fronte agli irpini i nolani giocarono una delle loro più belle partite. Ma strano davvero, il Nola ritornava alla vittoria subito e rimandò battutissimi con una secca terna gli uomini di Rosano che se ne partì per Angri dopo aver avuto lusinghieri apprezzamenti sul conto di Vecchione e compagni. Bissarono la vittoria i nolani in quel di Sapri che fu terra di conquista per molti in quei suoi disgraziati momenti. Il Nola marciava sempre nei quartieri alti della classifica, per inciso notiamo che mai durante tutto il campionato scese al disotto del quarto posto, il che è molto, ma la sua cadenza non permetteva di fissare entro limiti chiari e ben definiti la sua pur tuttavia limpida personalità. Difatti si vinse per il rotto della cuffia contro il Savoia, si buscò a Battipaglia una disgraziatissima sconfitta, con Ferrara di Resina primo attore, il cui arbitraggio noi allora definimmo scriteriato e pauroso. Si giunse alla meravigliosa gara, al Comunale, contro la Turris che fu costretta a lasciarci le penne. Anche se una sola rete fu la risultante della gara, tutti gli sportivi sfollarono il campo con il sorriso sulle labbra soddisfatti e contenti del gioco dei propri atleti che avevano messo il bavaglio alla favorita del torneo. Ed ascoltate, poi, cercate di capirci qualcosa se contro l’Intergragnano, il Nola dovette aspettare il 45° minuto della ripresa per vincere con una rete, sola soletta e che originò un vespaio di discussioni circa la sua validità o meno. E la vittoria a Sorrento contro il Flos Carmeli? Non vi dice niente? Il girone di andata terminava con il pareggio interno contro la Nocerina che vendicò i sorrentini all’ultimissimo minuto. Il girone di ritorno è tutta una cavalcata trionfale, pure se inizialmente ci fu un mezzo incendio, una rivoluzioncella che ebbe a protagonisti principi Fofò Passariello e il prof. Rubino che soffiarono le trombe della fantastica marcia che doveva condurci a primato e alla promozione. Gli episodi più belli, i pezzi più incantevoli di questo straordinario spartito? Ebbene cercateli nelle numerose vittorie, anche in quelle risicate, non fa niente, sono belle lo stesso. A Pagani, a Pompei, a Pontecagnano, a Torre del Greco, a Gragnano. Prepotente, gagliardo, auto-ritario, stilista, il Noia dominava il torneo, senza far baccano intorno a sé, senza strombazzature con un merito, con troppo merito. Ed ora aprite gli occhi, amici sportivi, per favore. Giuseppe Giusti «FORZANOLA» 26 ottobre 1974

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *