2 Febbraio 2001 – Castello del Dr. Courage
‹‹So cosa pensate, ma non cosa vedete›› disse il Dr. Courage durante la prima intervista, che avrebbe segnato l’inizio della sua carriera di investigatore, aggiungendo al suo eloquente discorso una frase che oggi risuona più che mai: ‹‹È solo che io, anche se ho concluso da pochi giorni la mia prima indagine, ancora non capisco il motivo di questa incredibile lotta tra il bene e il male. In fondo non vince il più forte, ma chi usa davvero il cervello… in quanto, sono sempre più convinto che dimenticate e sottovalutate spesso il contenuto di questa incredibile scatola cranica. Il problema non è l’indifferenza, ma la difficoltà nell’osservare bene ciò che vi circonda. Bisognerebbe instaurare un vero rapporto con il cervello, perché, in fondo, lui ci dà la possibilità di vivere come essere pensanti, ma sta a noi decidere come e se usarlo››.
‹‹Mi scusi Dottore, le sue parole sembrano un messaggio rivolto a tutti ma non sé stesso… sbaglio?›› disse Margareth, neo giornalista di Parigi, trasferitasi da poco in Italia.
‹‹Ha perfettamente ragione›› esclamò il Dottore aumentando il tono di voce e alzandosi di scatto per poi andarsi a sedere dietro alla signorina, ‹‹vede, in questo momento… no, non si giri… dicevo, in questo momento lei non mi vede, ma mi sente, o almeno lo spero, e sa benissimo che mi trovo dietro di lei. Volendo seguire la logica, dovrebbe girarsi per continuare l’intervista, ma non lo fa… e non perché le ho appena chiesto di non muoversi, ma perché ha paura! Non mi conosce davvero, non sa cosa potrei farle in questo momento. Bene, lei che sta lì, ferma, senza seguire il suo dovere di giornalista, non fa altro che rappresentare la gente comune, il popolo che vi circonda. Siete pronti a parlare, ma non ad agire… voi non vi ribellate con i fatti, ma con le chiacchiere! Io invece, che in questo momento purtroppo la sto spaventando, non sono altro che l’immagine del male. Dico bene? Di solito la realtà è piena di sorprese… e anche qui, in questo meraviglioso ambiente che ci circonda ci sono tanti minuscoli dettagli che non le dirò mai. È fortunata però, visto che si trova nel mio castello… e se vuole posso descriverlo io questo spazio in cui ci troviamo, in fondo è semplice! Un enorme salone con qualche mobile ai lati, un tavolo al centro con 4 sedie, due porte aperte e una semiaperta, 4 finestre spalancate e una pistola, ovviamente scarica, sotto la sua sedia! Vuole sapere chi ce l’ha messa? Io! Mentre lei mi ascoltava impaurita io la osservavo! Non ha fatto altro che fissare continuamente un punto immaginario, infinito, creato da lei come distrazione per scaricare la tensione. Adesso è un gioco, ma nella vita reale tutto questo accade davvero… e non è un caso, perché anche ribellarsi è un’arte, così come lo è avere la capacita di dire “no” a qualcuno o magari di guardare negli occhi persone che non si conoscono. La conclusione è solo una… lei non osserva e non sente, ritiene ancora di essere una giornalista degna di questo ruolo? Si può girare… l’intervista è finita!››
La prima pagina del romanzo giallo ideato e scritto da Alfonso Fiorentino
Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è puramente casuale

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