L’esame di maturità. Come aiutare i nostri figli.

Come ogni anno nel mese di giugno a centinaia di migliaia di adolescenti viene chiesto di impegnarsi in una serie di prove, alla fine delle quali, verrà sancita la loro maturità e quindi il lascia passare per il mondo adulto.
I più grandi psicologi che si sono occupati dello sviluppo psichico hanno teorizzato una serie di fasi o stadi che si susseguono l’uno all’altro che si integrano con lo scopo di raggiungere nuove acquisizioni dal punto di vista cognitivo e psichico, spesso scandito da una evoluzione biologica.
I passaggi da una fase all’altra, spesso, vengono definite crisi, cioè una stato traumatico che porta degli squilibri rispetto allo status quo. Queste “crisi” oltre a cambiamenti interni portano a cambiamenti nello status sociale.
Ma la crisi essendo un evento traumatico, nel senso di rottura di equilibri, spaventa e pertanto si attivano dei meccanismi di resistenza che non ci permettono il passaggio da uno stato a quello successivo ed è per questo che la cultura ha creato dei riti di passaggio che, attraverso mediatori simbolici, permettono di ritualizzare il passaggio, contenendone le angosce, attraverso il superamento di alcune prove.
I riti di passaggio si contraddistinguono perché posseggono determinate caratteristiche. Seguono un preciso ordine di regole e gesti, si ripetono nel tempo dando la sicurezza dell’efficacia ed il fatto che tutti gli appartenenti alla comunità vi hanno partecipato creando un legame tra l’individuo e il gruppo e tutto ciò crea un senso di appartenenza e di sicurezza.Nelle tribù primitive i giovani che si apprestavano a diventare adulti venivano sottoposti a prove fisiche che una volta superate davano la conferma che il giovane possedeva le caratteristiche per accedere ad un nuovo ruolo, come per esempio quello di creare una nuova famiglia e provvedere al suo sostentamento.
Ma siamo sicuri che questi rituali siano solo delle tribù primitive? La nostra società ha codificato dei riti che scandiscono le nostre tappe evolutive e l’esame di maturità è uno di questi? Le prove a cui vengono sottoposti i giovani ragazzi non sono fisiche, anche se sostenere gli esami durante afose giornate ne mette a dura prova il fisico. Le prove che devono dimostrare di saper superare sono spostate su un livello diverso, quello cognitivo e devono dimostrare di aver raggiunto il pensiero ipotetico-deduttivo, formulare pensieri astratti che danno la possibilità di riferirsi mentalmente ad oggetti anche non presenti nella propria esperienza, ma soltanto ipotetici e ricavare da essi tutte le possibili conseguenze logiche.
Quindi possiamo dire che l’esame di stato rappresenta un rito di passaggio? Direi di sì, infatti non a caso lo definiamo esame di maturità che per la nostra tribù rappresenta appunto la possibilità di ragionamento che permette scelte consapevoli.Ma come poter essere vicini ai vostri figli che si preparano a questo evento, così carico di significati non solo per loro ma per l’intero nucleo familiare?
– Non aggiungere alle loro ansie anche le proprie, in fondo è una loro prova che devono riuscire a superare da soli, facendo leva su ciò che hanno appreso e sulle competenze che hanno sviluppato nel corso degli anni di studio.
– Non eccedere con le nostre aspettative di realizzazione attraverso loro, non farete altro che aumentare la pressione a cui sono sottoposti.
– Non banalizziamo la loro preoccupazione con frasi scontate del tipo: “non ti preocupare alla fine è sono un esame poi ce ne saranno altri più difficili”
– Siamo presenti ma non invadenti, facciamo sentire la nostra vicinanza, rendiamoci disponibili nel sostenerli e nell’ascoltarli magari parlando delle nostre ansie quando anche noi ervamo in procinto di sostenere l’esame di maturità
– Aiutiamoli nel ripasso o nell’organizzare gli appunti solo se ce lo chiedono
– Cerchiamo di far ridurre al minimo l’uso di trucchetti ed evitiamo di essere complici nel permetterlo, se vengono scoperti a copiare l’esame può essere invalidato oltre a dare un pessimo esempio.

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