La diga Garcia, interamente finanziata dalla Cassa del Mezzogiorno su progetto del Consorzio di bonifica dell’alto e medio Belice, a che cosa servirà? E perché attorno alla diga si è creato un deserto di mafia, in cui oscuri interessi hanno scatenato contrasti, appetiti e una corsa quasi piratesca per l’aggiudicazione degli appalti di opere che dovranno convogliare le acque del serbatoio di Garcia verso Trapani e Agrigento? (Dal più arido latifondo la mafia sa cavare l’”oro”, in <<Giornale di Sicilia>> 4 settembre 1977).
Iniziava così l’inchiesta di Mario FRANCESE. Usciva a puntate sul Giornale di Sicilia il 4, il 6, il 9, il 13, il 18 e il 21 settembre 1977. Mario FRANCESE scriveva mentre era in fase di approvazione il progetto per una delle più grosse opere mai realizzate nell’isola: il progetto della diga Garcia. Un affare che riguardava l’irrigazione di ventunomila ettari di terreno, per un costo di centodieci miliardi di lire. Si trattò di un’inchiesta di cui il cronista poteva andare fiero, perché era il racconto della più grossa operazione economica mai realizzata dalla mafia. (Da uomini contro la mafia di Vincenzo CERUSO)
Mario FRANCESE intuiva tutto e scriveva: la frattura all’interno di Cosa Nostra, gli interessi dei corleonesi in alcune opere pubbliche come la diga Garcia vicino a Corleone, i cui territori venivano comprati da imprenditori vicino alla mafia per due miliardi, e poi rivenduti al comune per diciassette miliardi. Anche gli interessi dei corleonesi in società immobiliari come la RI.SA. iniziali di Riina Salvatore.
“E’ un rompiscatole quel giornalista” a Totò Riina i suoi articoli così ben scritti e ben documentati, non sono piaciuti. E’ bravo, così bravo che un giorno durante un processo a un sacerdote, don Agostino COPPOLA parroco Di Carini, implicato in vicende oscure di sequestri e di mafia, (durante quel processo) Mario FRANCESE si avvicina al Pubblico Ministero in difficoltà, e gli suggerisce le domande da fare. Don Agostino se ne accorge e gli sussurra <<Curnutu>> <<Cornuto>>. E’ anche testimone di un delitto Mario FRANCESE. Un giorno, si trova in una taverna vicino al mercato della Vucciria a Palermo, quando entrano alcune persone che si mettono a sparare e uccidono tre uomini, Mario FRANCESE ha il coraggio di uscire fuori a chiamare il 113 e poi racconta anche tutto alla polizia e lo scrive anche sul giornale. “Cosa vuole quel giornalista, perché non si fa gli affari suoi, perché si ostina a scrivere la verità?” Il 26 gennaio 1979, è sera, e Mario FRANCESE sta uscendo dal giornale, ha salutato tutti nel solito modo: “uomini del Colorado, vi saluto e me ne vado”.Sta tornando a casa e vicino alla sua abitazione si accosta una macchina, scende un uomo, è Leoluca BAGARELLA che gli spara quattro colpi di pistola in testa con una calibro 38, poi si avvicina, guarda se lo ha colpito, torna alla macchina e si allontana, lentamente, come se non avesse nessuna paura di essere visto o riconosciuto da qualcuno.

Così muore Mario FRANCESE.

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