Il cambiamento climatico è un argomento assai spinoso anche tra i più importanti leader mondiali come Donald Trump ma ormai non si puó più negare l’evidenza:il nostro mondo si sta scontrando in danni irreversibili. Quest’estate è stata la più sofferta per l’Italia che ha visto abbassarsi notevolmente il livello dei fiumi a causa della crescente siccità e le regioni Lazio e Umbria hanno lanciato da tempo lo stato di emergenza. I dati intanto non sono confortanti:il centri europeo dei cambiamenti climatici ha stabilito che entro il 2050 ci sarà una diminuzione del ben 22% delle piogge. A risentirne peró sono anche gli apicoltori, perché il caldo non ha permesso ai fiori di secernere il polline determinando una diminuzione della produzione di miele. Secondo gli apicoltori non si arriverà a 90.000 quintali di miele su una media di 230.000. Per questo motivo gli apicoltori hanno richiesto all’unione europea l’introduzione di etichette rintracciabili per evitare il consumo di prodotti di dubbia provenienza,come dall’India o dalla Cina.

Ma ci sarebbe chi,come la Russia,gioverebbe da queste trasformazioni.Il clima più mite infatti ha permesso un estensione delle coltivazioni di grano facendo si che l’agricoltura diventi un settore importante,dapprima scarsamente valutato rispetto ai vantaggi che derivano dall’esportazione di armi,gas e petrolio. Ora Mosca,sorprendendo tutti,è la prima esportatrice di grano nel pianeta superando Europa e Usa e difatti il frumento russo sta varcando le soglie del Bangladesh,dell’Indonesia e della Nigeria. Dopo il crollo dell’Urss sono rimasti incolti 140 milioni di acri a causa del tempo rigido e questo può solo farci comprendere le potenzialità del territorio. Ma i cereali non sono gli unici prodotti al centro di questo boom economico,citiamo infatti anche i funghi la cui proliferazione abbondante aveva permesso la loro raccolta già nel mese d’aprile.

Come spiegare inoltre la potenza degli uragani Hirma e Harwey che si sono scagliati sulla Florida e sul Messico,senza dare una minima tregua alle coste dell’America?.Anche questa volta il protagonista è il cambiamento climatico,sottolinea la Greenpeace Usa.Secondo Michael Mann,docente di metereologia alla Pensylvania,il cambiamento climatico ha reso devastante l’uragano Harwey per via dell’aumento della temperatura marina di 1,5 gradi che ha provocato una maggiore evaporazione. Inoltre l’uragano ha stazionato per diversi giorni nelle stesse aeree,cosa insolita per un uragano,il cui spostamento si dirige verso l’entroterra per perdere poi d’intensità una volta raggiunto il mare ma i venti molto deboli non hanno permesso che ció accadesse e questo,secondo Tim Palmer,dipenderebbe da un forte riscaldamento dell’Artico.

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