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Oggi a Napoli si parla ancora di camorra. Se ne parla insistentemente e con la giusta determinazione, perché solo parlando, non evitando il problema si può combatterla. Forse dovremmo ringraziare Saviano e come lui altre decine di giornalisti pronti ogni giorno a scriverne a farne discutere. O forse dovremmo ringraziare gli uomini semplici, non eroi di carta stampata ma eroi di strada, che decidono di farsi carico della più grande delle responsabilità, si essere quell’unica noce nel sacco che non fa rumore ma che almeno ci prova. Eroi come Salvatore Castelluccio, parrucchiere antiracket, che si batte a suon di video su facebook, oltre a mostrare il lato attivo che può assumere la cittadinanza, sta coinvolgendo emotivamente. La sua benemerita condotta potrebbe in qualche modo stimolare altre vittime della malavita a ribellarsi. Ma a Napoli la camorra è vigile, presente con un controllo millimetrico e capillare del territorio. Nuove generazioni di malviventi hanno innescato una guerra tra clan per l’egemonia, in una terribile lotta fratricida che riempie le pagine della cronaca nera napoletana. Si é passati dai grandi boss ai baby boss, ai cd “piscitielli di cannuccia” ai “cani sciolti” alle “paranze dei bambini” volendo citare Saviano. Si é passati dal rispetto per l’uomo che diceva di essere “d’onore” all’ilarità che potrebbe provare un ragazzino che sia atteggia a boss, avendo ancora il viso privo di barba.I clan si sono sfaldati, la geografia della camorra è più frammentata e così giovani senza caratura e legittimazione stanno tentando la scalata al vertice. Questa fretta di arrivare ha aumentato la pericolosità. C’è maggiore disinvoltura nell’utilizzo di armi e in generale della violenza. Oggi si assiste ad un sistema più anarchico, figlio di quanto sta accadendo tra i gruppi rivali. Capita oggi che ci sia necessità di far subito cassa, ci sono quelli che si dicono successori di un nome importante ma senza alcuna legittimazione. Ed è così che napoli diventa teatro di scontri, di violenza. Terra fertile per ragazzini educati al comando e alla sopraffazione, senza speranza di un futuro migliore. 

Bambini abituati a “fa ó burdell” a fare la “mmuina” che citando un cantante nostrano, “è bon sul pà guerr”

 

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Maria Prisco, classe 92' , studentessa di giurisprudenza. Spiccata passione per la giustizia e per la conoscenza dei fenomeni criminali. La rubrica comprenderà non solo riflessioni sulle notizie settimanali legate ai fatti accaduti, ma anche excursus storico-politici, che hanno condotto all'attuale sistema criminale.

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