NOLA E L’ETERNA CRISI POLITICA

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L’ennesima crisi politica che attraversa il Comune di Nola ha riaperto un copione che ormai conosciamo bene. C’è chi punta il dito contro questo o quel consigliere comunale, chi individua nei c.d. “soliti noti” (alias: consiglieri comunali di longeva consiliatura) i responsabili della rottura degli equilibri e chi riduce tutto a una questione di ambizioni personali.

Ad avviso dello scrivente, però, questa lettura è sbagliata o quantomeno è sbagliata nella motivazione per la quale viene addossata la colpa ai consiglieri “veterani”.
Se questo stesso schema si ripete da tre consiliature consecutive, forse è il caso di interrogarsi prima che sui protagonisti, sul metodo con cui la politica locale costruisce le proprie amministrazioni.

Vale la pena partire da una premessa.

Alle elezioni comunali il cittadino compie, di fatto, una doppia scelta: elegge il sindaco ed elegge il Consiglio comunale. Le due legittimazioni sono in parte diverse ma complementari. Il sindaco trae la propria forza dall’investitura popolare diretta e parallelamente il Consiglio comunale rappresenta le forze politiche e civiche che quella vittoria hanno contribuito a renderla possibile e ogni consigliere comunale, come il sindaco, è legittimato a sedere in Consiglio in ragione dalla scelta dell’elettorato.

L’equilibrio tra questi due elementi è il presupposto indispensabile per governare una città.
Eppure, nelle ultime tre consiliature, questo equilibrio si è sempre progressivamente rotto.

Le amministrazioni Minieri, Buonauro e Ruggiero hanno avuto storie diverse, ma sono accomunate da una scelta iniziale: individuare quali candidati sindaci persone autorevoli nei rispettivi ambiti  ma poco legati a un percorso politico; scelti soprattutto per la loro capacità di attrarre consenso e tenere insieme coalizioni ampie ed eterogenee. Una strategia che, dal punto di vista elettorale, ha sempre funzionato ma le fragilità di questi castelli di sabbia non sono tardate a palesarsi.

Una volta eletti, i sindaci hanno finito per interpretare il proprio ruolo come se il consenso personale fosse sufficiente a legittimare ogni scelta, relegando in secondo piano il confronto con la maggioranza che ha permesso la loro elezione e con il Consiglio comunale stesso. In altre parole, il sindaco ha ogni volta smesso di essere il punto di sintesi della coalizione per trasformarsi, di fatto, nell’uomo solo al comando. L’attuale amministrazione ne rappresenta l’ultimo esempio.Le due liste che avevano ottenuto il maggiore consenso nella coalizione vittoriosa, Fare Democratico” e “Nola Popolare”, hanno denunciato di essere state progressivamente emarginate dalle principali scelte politiche e amministrative; medesime doglianze lamentate anche dai due consiglieri eletti con la lista “Solo per Nola” – lista che fa capo sindaco.

Al di là del merito delle singole vicende, il dato politico è evidente: il rapporto tra il sindaco e una parte fondamentale della sua maggioranza si è progressivamente deteriorato fino alla rottura.Che il sindaco abbia avocato a sè e unicamente a sé scelte di “peso” (dirigenti, indicazione degli assessori ai lavori pubblici e all’ambiente, Fondazione Festa dei Gigli) è un dato di fatto e per questo motivo si fatica a condividere chi attribuisce la responsabilità della crisi ai “soliti noti”.

Anche questa volta, come già accaduto nelle precedenti esperienze amministrative, è innegabile che l’origine della frattura sia da ricercare nel rapporto tra il sindaco e la maggioranza che lo ha eletto, la seconda schiacciata e marginalizzata dal peso del primo.

Quando si pretende di aministrare in piena autonomia, mortificando il peso politico delle liste e ridimensionando il ruolo del Consiglio comunale, la crisi diventa quasi una conseguenza naturale e non si può certo pretendere che la dignità politica dei consiglieri democraticamente eletti venga “compressa” dalla pretesa di governare da soli da parte del sindaco per “ragion di stato”.
Questa situazione, però, non assolve le forze politiche e i “soliti noti”. Se oggi le liste si sentono vittima di un metodo che le ha progressivamente marginalizzate, devono anche interrogarsi sulle proprie responsabilità. Per la terza volta consecutiva è stato scelto un candidato sindaco puntando innanzitutto – o quasi esclusivamente – alla vittoria elettorale: una figura capace di mettere tutti d’accordo (almeno fino ai nastri di partenza della competizione elettorale), di tenere insieme le diverse anime della coalizione e di massimizzare il consenso.

Ma una coalizione non può esaurire il proprio progetto politico nel giorno della presentazione del candidato sindaco o, al più, fino al giorno della sua elezione.

Ed è forse questo uno dei principali limiti della politica nolana. L’orizzonte politico della nostra classe dirigente sembra non andare oltre l’obiettivo di vincere le elezioni. Su ciò che accade o debba accadere il giorno dopo, troppo spesso, si naviga a vista e quando manca una visione condivisa del governo della città, ogni equilibrio è destinato, prima o poi, a rompersi.naturalmente queste riflessioni riguardano esclusivamente il tema della governabilità. Altro, e ben più ampio, sarebbe il giudizio sulla qualità dell’azione amministrativa delle ultime tre consiliature, sulla incapacità di immaginare quale deve essere la Nola del futuro, di affrontarne le criticità e di costruire una città più moderna, efficiente e vivibile.

In ogni caso, in vista delle probabili prossime elezioni comunali, sarebbe opportuno guardare meno ai “bei nomi” candidati alla carica di sindaco, capaci di attrarre consenso, e più alla solidità dei progetti politici, alla coesione delle coalizioni e alla credibilità di chi si assurge a classe dirigente.

Solo con il ritorno di una politica organizzata, fondata sul ruolo dei partiti e di strutture sovracomunali, e con la scelta di candidati alla carica di sindaco che quantomeno “mastichino di politica”, si potrà aspirare a un governo cittadino stabile, capace di durare un’intera consiliatura e, soprattutto, di avere una visione strategica per il futuro di Nola.

Diversamente, se anche la prossima competizione elettorale dovesse essere affrontata con gli stessi criteri che hanno caratterizzato le ultime tre consiliature, difficilmente il risultato sarà diverso.Cambieranno i nomi, cambieranno le coalizioni, ma il copione resterà lo stesso. E, con esso, il rischio di assistere ancora una volta a una maggioranza nata per vincere le elezioni, ma non abbastanza solida per governare la città per cinque anni; di visione strategica nemmeno a parlarne.

 

A cura di Vincenzo DE FEO