Vacanze finite. Eh si, prima o poi finiscono sempre… purtroppo!
Torno a casa, disfo le valigie, mi appoggio al tavolino in cucina e ripenso a quello che mi è successo. Volete ascoltare tutto il discorso nei minimi particolari? Penso proprio di no. Allora facciamo così… mi calmo e vi dico tutto con una frase, come un riassunto dei miei pensieri.
Ho incontrato un settantenne poeta che, con una gentilezza unica, mi ha chiesto di leggere le sue poesie sul palco del villaggio. Si, proprio così! Non ci potevo credere nemmeno io, eppure è successo. Una conversazione nata per caso, a cena, in un ristorante.

– “Uagliò tu sei quello che ha recitato il monologo?” 
– “Si sono io, perché?” 
– “Io scrivo poesie, ho pubblicato anche un libro!”
– “Ah, complimenti”
– “Eh, il problema è che non leggo bene e la voce non ce la fa”
– “Come la posso aiutare?”
– “Le vuoi leggere tu per me?” 
– “Certo, con piacere”
– “Grazie uagliò… e continua perché sei bravo!”

Una conversazione semplice che mi ha fatto emozionare e commuovere.
Le poesie si possono scrivere con la penna o al computer… ma l’unico modo per sentirle davvero è viverle. Pezzi di anima che bussano alla porta del cuore di chi legge.
Questa è la poesia per me… e non mi era mai capitato.

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