Si legge sempre più frequentemente sulle etichette di biscotti, merendine, e di altri prodotti da forno o creme spalmabili dolci e salate “senza olio di palma” in quanto l’olio di palma è ricco di grassi saturi,ne contiene più del burro e dello strutto, ed è l’unico olio che ha una prevalenza di grassi saturi su quelli insaturi. Un eccesso di questa tipologia di grassi nella dieta determina un aumento del colesterolo totale, del colesterolo “cattivo” LDL, del rischio di malattie cardiovascolari e di ipertensione, ma la questione non è tutta qui, se così fosse basterebbe seguire una corretta alimentazione, consumarne con moderazione e non avremmo danni alla salute.

La sua pericolosità è legata a composti che si formano durante la lavorazione dell’olio a partire dagli acidi grassi, ossia durante la raffinazione allorché l’olio raggiunge temperature di 200°C, si tratta di glicidolo e altri esteri degli acidi grassi (tra cui il 2-monopropandiolo e il 3-monopropandiolo), che sono cancerogeni e genotossici ossia in grado di modificare il DNA inducendone mutazioni che hanno come effetto lo sviluppo di cancro. Tali sostanze sono presenti anche in altri oli ma in quantità molto più basse (il glicidolo nell’olio di palma è presenti in quantità 4000 volte maggiore rispetto a quelli che si trovano nell’olio d’oliva), mentre sono assenti in oli non raffinati. Gli effetti negativi dell’olio di palma non riguardano solo la nostra salute ma hanno anche un impatto sull’ambiente: trattandosi di un olio economico e di consistenza semi-solida, quindi ottimo sostituto del burro, è sempre più richiesto dalle industrie alimentari per cui è in crescente aumento la deforestazione nelle aree del Sud-est-asiatico in cui la palma viene coltivata, in particolar modo in Malesia e Indonesia, come conseguenza alla deforestazione vi è un aumento dell’effetto serra e quindi del surriscaldamento terrestre, squilibri climatici e idreologici (frane, alluvioni), perdita della biodiversità sia vegetale, in quanto coltivando appezzamenti di terreno della foresta pluviale solo con palme vi è l’estinzione di numerose piante, che animale, in quanto questi ultimi perdono il loro habitat naturale, come è accaduto per la tigre malese; inoltre la popolazione locale, oltre a perdere il suo millenario habitat, dove era abituata a procurarsi cibo rispettando l’eco-sistema di cui faceva parte, oggi è ridotta in schiavitù per coltivare le palme. Per tutti questi motivi sarebbe bene leggere le etichette così da preferire i prodotti che riportano la dicitura “senza olio di palma”.

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