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Non bastavano già loro. Dopo le voci di dissenso trapelate dal litigio della sinistra aggressiva di Bersani, D’Alema e Speranza con la sinistra di turno che già rinnega la sua storia tanto da aver saputo perdonare le terribili umiliazioni di Di Maio e all’indomani della delusione di Calenda per il bacio di Giuda tra i rossi e i gialli, il Pd alla vigilia dello stratagemma tramato con i grillini perde il capo più cinico e narcisista che abbia mai guidato la segreteria dem ,Matteo Renzi. In Via del Nazzareno tra mal di pancia ed esulti si erano già rassegnati tutti da tempo. Forse prima ancora che l’ex Primo Ministro affidasse le poche speranze dei suoi compagni di partito a Conte. Quello che prima criticava per aver fatto da spalla all’arrampicata incontenibile di Salvini e che oggi difende dalle proteste di piazza come difensore dell’unità europea. Renzi frena la prova di crescita di quel partito che prima ha liberato e poi imprigionato nella spaccature interne ma accelera sull’imbroglio di poltrone rassicurando le preoccupazioni del suo nuovo pupillo Conte. Non riesce nemmeno ad aspettare l’amata Leopolda per dirlo. È dalla rete subito impazzita che taglia il nastro ad una nuova zattera di sinistra disperatamente alla larga dal PD ma con l’intento di estendere il perimetro di adesione a quella maggioranza zoppicante già sul nascere che non sopporta di dare spazio al bagno di folla di Pontida, partendo dal centro. Una striscia che da collocazione di entità ideologiche è subito divenuta esilio dei perdenti di potere. Ed è per questo che Renzi tra conferme di supporto e rivelazioni inaspettate punta su chi navigando troppo a destra si è ritrovato fuori dai giochi, per dimostrare di avere ancora quella astuzia che l’altro Matteo sta dimostrando di saper utilizzare meglio.

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