Secondo quanto stabilito dal Codice della Strada, chi rimane coinvolto in un sinistro stradale nel quale ha subito lesioni un animale d’affezione, da reddito o protetto, ha il dovere di fermarsi e fare tutto il possibile per garantire un rapido intervento di soccorso all’animale.

In caso di mancata ottemperanza a tale obbligo, il responsabile dell’incidente sarà soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 410 ad € 1.643; la sanzione per le altre persone coinvolte potrà invece arrivare ad € 328.

Fermarsi e fare in modo che si intervenga tempestivamente per salvare un animale ferito, dunque, oltre che un dovere morale costituisce anche un obbligo giuridico.

MA ATTENZIONE! Il mancato soccorso, in caso di morte dell’animale dovuta alla condotta omissiva dell’investitore, può anche configurare il reato di “uccisione di animale” previsto dal codice penale, reato punito con la reclusione da quattro mesi a due anni.

Con la sentenza n. 29543 del 22 luglio 2011 della Cassazione Penale, i giudici hanno ritenuto configurato il delitto di uccisione di animale dalla condotta dell’imputata la quale, dopo aver investito accidentalmente un gatto nel corso di una manovra alla guida della propria autovettura, senza necessità e giustificazione alcuna, ometteva di prestare all’animale le dovute cure, impedendo altresì alle proprietarie dell’animale di accedere all’interno del cortile ove si era verificato l’evento al fine di recuperare il gatto e portarlo presso un veterinario, così cagionandone la morte.

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