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Dalla sospensione al licenziamento, ecco cosa rischiano gli statali in caso di molestie con recidiva.

Messe nero su bianco le condotte da evitare, nella bozza del contratto per i dipendenti P.A.: obblighi ai quali sottostare se non si vuole incappare in sanzioni che spaziano dal rimprovero verbale all’espulsione.

L’eco dei fatti di cronaca riguardanti molestie sessuali e abusi, da un parte all’altra del globo, rimbalza anche nella nuova normativa. Sarà fuori dalla Pubblica Amministrazione chi «commette molestie a carattere sessuale». Dunque rinforzate, come riporta l’Ansa, le sanzioni da infliggere in questi casi: dapprima una sospensione (fino a un massimo di 6 mesi); ma, in caso di recidiva del comportamento nell’arco del biennio, si passa al licenziamento.
In generale dunque, la bozza di contratto per gli statali stabilisce la sanzione più grave se c’è “recidiva” di “atti o comportamenti o molestie a carattere sessuale” o “quando l’atto, il comportamento o la molestia rivestano carattere di particolare gravità”.
La nuova normativa prevede tra l’altro che resterà fuori dall’ufficio e senza stipendio, da 11 giorni a 6 mesi, in caso di «2 assenze ingiustificate dal servizio in continuità con le giornate festive e di riposo settimanale». La stessa sanzione scatta per ingiustificate assenze collettive nei periodi in cui è necessario dare continuità al servizio. Dopo questo, nei casi recidiva si passa al licenziamento con preavviso.
Inoltre si applica il licenziamento per lo statale che accetta o chiede, per sé o per altri, regali o altre utilità non di “modico” valore, al di sopra dei 150 euro, come contropartita per essersi adoperati, nell’ambito del proprio ufficio, a vantaggio diretto di chi fa il dono. Infine, il codice disciplinare assorbe e recepisce il regolamento sulla condotta del 2013, chiarendo che quindi nei casi di scambio di favori non sia solo possibile, ma espressamente prevista l’espulsione.

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