Quando la suocera insulti la nuora alla presenza dei nipoti, commette il delitto di diffamazione.

Con una recente sentenza, la Cassazione – Quinta Sezione Penale, sentenza n. 16108 del 30 Marzo scorso – ribaltando l’assoluzione della donna pronunciata nel precedente grado di giudizio, ha condannato ai sensi dell’art. 595 C.P. (e non per la depenalizzata fattispecie di ingiuria), la suocera che aveva usato espressioni diffamatorie, offensive e volgari nei confronti della nuora in presenza dei figli di quest’ultima.
La nuora era stata accusata di aver causato la morte del marito, di essere una donna poco seria, descritta dall’imputata con epiteti ingiuriosi, frasi pronunciate alla presenza di un adulto e due bambini di tenerissima età.
La pronuncia in esame, in particolare, si sofferma sul seguente problema: se la circostanza che le frasi offensive siano state pronunciate in presenza di bambini in tenerissima età (due e quattro anni) integri o meno il requisito della comunicazione con più persone di cui al reato di diffamazione, attesa l’incapacità dei minori di percepire il contenuto del messaggio verbale.
Secondo la Suprema Corte, invero, nonostante la tenera età dei nipoti, assistendo questi ai litigi tra suocera e nuora, sono stati messi nella condizione di percepire la portata lesiva delle affermazioni pronunciate dalla nonna verso la loro mamma.
Anche in tenera età, infatti, i bambini tendono a ripetere e riferire le parole udite, soprattutto se pronunciate all’interno del contesto familiare in cui vivono, indipendentemente dal fatto che ne abbiano o meno compreso l’esatto significato, divenendo così potenziali strumenti di propagazione di contenuti diffamatori.

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