Una penna che scrive sangue
Mario Francese, vittima di mafia, vittima di quella penna che é o dovrebbe essere simbolo di libertà!!
Lui, Mario, un bravissimo giornalista, uno di quelli che vede e sente tutto, che riesce a capire le cose prima ancora che accadano, si chiama: Mario FRANCESE. Per lui il giornalismo è una passione da sempre, per quella passione, ha lasciato un posto fisso alla regione, comodo e ben pagato come capo ufficio stampa di un assessorato, e si è fatto assumere al giornale di Sicilia, uno dei quotidiani di Palermo di cui è diventato responsabile della cronaca giudiziaria. Mario FRANCESE ha un pallino, come una specie di ossessione: i corleonesi. In quegli anni sta succedendo qualcosa nella mafia e lui lo ha capito, e i corleonesi sono i protagonisti. Sono diversi i corleonesi, sono più pericolosi degli altri. Totò RIINA, Bernardo PROVENZANO, Leoluca BAGARELLA. Mario Francese non aveva pregiudizi. Era un osservatore attento, rovistava tra i fatti più minuti, della cronaca palermitana. Si identificava talmente con il suo lavoro da accorrere sulla scena di un fatto di sangue anche se non era “in servizio”. E, dicono, aveva una memoria formidabile che gli consentiva di operare collegamenti, capaci di fare emergere imprevedibili squarci e inedite ricostruzioni che sulla carta diventavano “storie”. Usava quello che gli storici chiamano “paradigma indiziario” l’apparato conoscitivo tipico del sapere venatorio. Affastellava dati, elementi, testimonianze, indizi, spie, lapsus e, ogni tanto, tirava le somme. Oggi non sono in tanti a ricordarlo. Forse è un altro genere di giornalismo che va di moda. Un giornalismo da cui la mafia non ha nulla da temere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *