Io nn pago il Pizzo!!!
Libero e la sua libertΓ
“La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertΓ che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguitΓ e quindi della complicitΓ .”
Queste sono le parole di Paolo Borsellino, che sembrano concretizzarsi nella storia di Libero Grassi, l’imprenditore catanese di nascita, che si oppose al racket con ogni mezzo a sua disposizione. Per il suo omicidio furono poi condannati Marco Favaloro e Salvatore Madonia come esecutori materiali e, nel 2004, vari boss tra cui TotΓ² Riina, Bernardo Provenzano e Pietro Aglieri. Libero non ha solo lottato contro il clan Madonia, contro la mafia, ma anche contro i preconcetti e le insane abitudini di unβimportante parte della borghesia imprenditoriale palermitana. Questa sua lotta incessante ed instancabile, che lo porta anche in televisione, gli costa prima di tutto lβisolamento, e subito la condanna a morte a seguito della pubblicazione sul Giornale di Sicilia di una lettera che conteneva, scritto a chiare lettere, il suo rifiuto a cedere ai ricatti della mafia.
Β«Caro estortore, volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per lβacquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al βGeometra Anzaloneβ e diremo no a tutti quelli come luiΒ».
Libero Grassi, Giornale di Sicilia del 10-01-1991