Non fermatevi all’apparenza
E’ Sabato mattina. Adamo (proprietario di un’agenzia di viaggi)Β Γ¨ seduto davanti al tavolo della sua cucina, con un caffΓ¨, dei fogli e una penna. Come tutte le mattine, si Γ¨ svegliato presto per controllare la situazione finanziaria della sua impresa. Dopo un po’ entra la moglie (assonnata).
Vittoria: Ti sei svegliato?
Adamo: E non mi vedi? Non sto dormendo su queste carte!
Vittoria: Hai preso il caffè?
Adamo: VittΓ² stamattina ci siamo svegliati senza occhi? Non la vedi la tazzina?
(Vittoria prende il caffè, si siede vicino ad Adamo (che la ignora) e improvvisamente inizia a parlare)
Vittoria:Β … ma te l’ho giΓ raccontato unΒ mese fa che mi Γ¨ successo?
(Adamo non risponde)
Vittoria: Che hai detto? SI?
Adamo:Β Io non ho proprio risposto.
Vittoria: E te lo posso raccontare?
Adamo: Racconta!
Vittoria: Come ogni venerdΓ¬ pomeriggio, rispettai il mio impegno… la spesa pomeridiana. Alle 16:00 precise arrivai all’androne del palazzo, pronta per prendere il treno delle 16:30. Tu ormai lo sai, di solito porto sempre due cose con me per andare al supermercato. Una busta fetente e il portafoglio… ma non Γ¨ questa la cosa strana. Arrivai giusto in tempo prima della partenza del treno, e mi accorsi che c’era un solo posto libero nel vagone del macchinista. Mi precipitai subito, come mi hai sempre detto di fare, perchΓ© quelli son posti βtranquilliβ. Finalmente seduta, notai alla mia sinistra un ragazzo piuttosto strano. Vestito benissimo. Stava riposando con la testa appoggiata al vetro e le braccia incrociate. Mi devi credere, non sono un’esperta, ma a prima vista i suoi vestiti sembravano tutti originali e costosi. Subito pensai: βChissΓ a quale famiglia ricca appartieneβ. Allo stesso tempo perΓ², mi sentii triste pensando ad un ragazzo solo e stanco, cosΓ¬ curato, in un treno. Non so perchΓ©… provai una sensazione strana… quasi come se fosse nostro figlio. Quanti anni poteva avere? 16,17. Non potevo stare lΓ¬ con le mani in mano. Davanti a me, perΓ², una signora iniziΓ² a guardarmi. Devo dire la veritΓ ? Era brutta e antipatica… mi guardΓ² come si guarda uno scarafaggio appena schiacciato. Pensai subito di ignorarla. Se era la mamma sarebbe stata la prima a rispondere. Comunque, io dovevo sapere quel povero ragazzo che ci faceva lΓ¬ da solo in quel treno… ma non mi volevo impicciare. Allora gli feci solo una domanda: βTutto bene?β. Ebbi la conferma che stava dormendo perchΓ© si svegliΓ² di soprassalto. E capii anche che quella signora non era la mamma. Dal ragazzo perΓ², non arrivo nessuna risposta. Anzi, dopo pochi secondi, si riaddormentΓ². Improvvisamente vidi in lontananza il controllore avvicinarsi al nostro vagone. Era finalmente la mia opportunitΓ per avere piΓΉ informazioni su quel ragazzo. PiΓΉ dormiva e piΓΉ lo vedevo dolce… piΓΉ lo guardavo e piΓΉ quella vecchia mi osservava.Β βChe brutta gente che c’Γ¨ in giroβ pensai… e mi sbagliavo, mi sbagliavo di grosso! Te la ricordi quella notizia al telegiornale? 11 Febbraio. “Marien… la donna Rumena morta per sbaglio in un treno.” Ma tu hai capito? Per sbaglio! Non era vero. C’ero anch’io su quel treno.Β β10-Febbraio… la donna Rumena uccisa per difendere il controlloreβ. E ripeto βuccisaβ, cosΓ¬ come ripeto con la stessa intensitΓ il verbo βdifendereβ. Questo doveva essere il titolo!Β Quel ragazzo… quel ragazzo dolce, aveva una pistola in tasca. Ecco perchΓ© non si muoveva e sembrava stanco.Β Come ti ho detto all’inizio? Vestito bene… mi feci ingannare anche dall’apparenza. Come si fa a pensare che un ragazzino, elegante e apparentemente stanco, puΓ² minacciare un controllore con la pistola da un momento all’altro solo per una multa?!Β Io te lo dovevo raccontare.Β Sei mio marito e lo devi sapere.
Adamo: E tu solo adesso me lo dici?
Vittoria: Si! Sembrava un evento ormai passato, ma non riesco ancora a dormire bene. La notte gli incubi uccidono Morfeo.
Adamo: Ti senti semplicemente in colpa perchΓ© l’hai giudicata male. Ma in fin dei conti, adesso, che puoi fare?
Vittoria: E’ proprio quello il problema.
Adamo: E tu non te l’aspettavi? Scusami VittΓ² ma se ti comporti in un certo modo devi conoscerne pure le conseguenze.Β Noi oggi, quando facciamo qualche guaio, siamo abituati a dire:βStai tranquillo. Solo alla morte non c’Γ¨ rimedioβ… immaginando ogni volta una lista di βrimediβ pronti all’uso.Β In realtΓ Γ¨ solo uno: βChiedere scusaβ.Β Una frase che se detta al punto giusto non provoca effetti collaterali… Γ¨ come un abbraccio.
Vittoria: β¦ ma io non posso chiedere scusa.
Adamo: Appunto VittΓ², non ci pensare piΓΉ!