Carcere a Nola.Ecco i dettagli

IL NUOVO PENITENZIARIO
A Nola il primo carcere Β«apertoΒ»
Sono giΓ 14 i raggruppamenti di imprese che hanno manifestato interesse, coinvolgendo fior di progettisti. Tra le aziende figura solo una napoletana: la societΓ di ingegneria Β«TecnosistemΒ», da quarantβanni specializzata in opere edilizie e infrastrutturali, che ha deciso di affidare la progettazione a un architetto del calibro di Massimiliano Fuksas. In attesa dellβesito della gara Γ¨ opportuno chiarire che carcere-aperto non vuol dire ovviamente che i detenuti potranno uscire dalla struttura. Se Γ¨ vero che non sono previste mura perimetrali e sbarre alle finestre, al loro posto ci saranno griglia in acciaio e robusti vetri antisfondamento, inoltre un modernissimo sistema di videosorveglianza. Insomma, lβesperimentoΒ»tenderΓ a preservare la sicurezza ma non a scapito della vivibilitΓ e soprattutto non precluderΓ alla vista e ai sensi dei reclusi le immagini della vita che scorre allβesterno e che, nel caso specifico, sarΓ rappresentata dai confinanti centri commerciali, dalle campagne e dalle auto che passano sulle statali. E dunque si spiegano cosΓ¬ anche la piscina e i campi da tennis, le celle singole con televisore a cristalli liquidi da 20 pollici, i laboratori dove imparare un mestiere, il teatro, le sale per i vari culti religiosi. Per ovvi motivi non si tratterΓ di un carcere di massima sicurezza, i detenuti al 41 bis ma anche quelli ritenuti pericolosi a Nola non potranno essere ospitati.Prudente, ma aperto al dialogo il sindaco Geremia Biancardi che giΓ da tempo ha spiegato: Β«Il ministro Orlando ci ha rassicurato sulla collocazione del penitenziario in unβarea distante sia da Nola che dal centro abitato della frazione di Polvica. Dunque non ci saranno problemi per la vita quotidiana dei cittadini. Inoltre, Γ¨ bene sottolineare che si tratta di un carcere sperimentale. Infatti, non avrΓ le mura di cinta. SarΓ un penitenziario dove sconteranno la pena quei detenuti che dovranno essere prontamente reinseriti in societΓ Β». Raffaele Soprano, presidente della Fondazione Gigli di Nola, ha assicurato la disponibilitΓ nel collaborare al recupero dei detenuti. Come? Β«Insegnando loro lβarte della cartapesta con la quale i nostri artigiani preparano i rivestimenti per i Gigli. Una tradizione antichissima β spiega β che passa attraverso i titolari delle botteghe di Nola e che contiamo di poter trasmettere ai detenutiΒ».
Tutti contenti? Non proprio. ContrarietΓ vengono avanzate da Β«AntigoneΒ», lβassociazione che in tuttβItalia si batte per i diritti e le garanzie nel sistema penale. Β«La dimensione del carcere Γ¨ eccessiva, cβΓ¨ il totale isolamento dalla cittΓ , la scelta della zona che presenta problemi di carattere idrogeologico e di inquinamento, nonchΓ© la vaghezza relativamente alle attivitΓ lavorative che saranno svolte e ai rapporti con il territorio su questo fronte. Si rischia di trasformare la cittΓ metropolitana di Napoli in una prison valley allβitalianaΒ». Infine, corrado Marcetti, architetto della Fondazione Michelucci, fa notare: Β«Lβarea prescelta Γ¨ in territorio extraurbano, periferico e mal collegato, in una zona agricola un tempo cuore della Campania Felix, poi avvelenata (e mai bonificata) dai fusti di liquami interrati dalla camorraΒ». Insomma, il dibattito Γ¨ aperto