La valigia che non c’è

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Fuggite! Andate via! Scappate da questo mondo che non vi appartiene… anzi, che non ci appartiene.
Io stasera sono qui, su questo palco. 
E non appartengo al mondo di tutti i giorni.
Sono entrato in un’altra realtà, un’altra vita… quella breve, che purtroppo finisce. Si, quando si chiuderà il sipario non riuscirò più a trovarla per giorni e giorni. Vi sembra giusto?
Scappate! Vi ripeto… andate via!
Non c’è più niente per noi qui.
Trovate un luogo dove la parola “vivere” può avere il suo vero significato… dove la felicità non ha una scadenza e “vivere” vuol dire davvero “vivere”.
Senza catene.
Trovatelo… e poi fatemi un fischio.
Chiamatemi. Vi raggiungo. In qualunque momento.
Lo cerco anch’io questo posto.
Ogni sera, prima di entrare in scena, mi tormento.
Il teatro ha una porta magica.
Entri, l’ambiente si trasforma, nasce il sorriso.
E poi sei costretto a uscire.
Perché c’è chi ti spinge… chi ti obbliga a terminare lo spettacolo in
tempo. 
C’è un orario, una durata.
Non mettiamo un limite alla felicità.
Non limitiamo la vita.
Troviamo un luogo vero, dove la parola “vivere” non ha sinonimi.
Troviamo un luogo dove le maschere non esistono più.

Monologo ideato e scritto da Alfonso Fiorentino.

Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è puramente casuale.

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