Prescrivere diete in palestra, Γ¨ reato
Γ quanto stabilito dalla Cassazione penale, sentenza 28 aprile 2017, n. 20281, la quale ha confermato la condanna della Corte di Appello di Lecce di due titolari di palestre del brindisino imputati in conseguenza di unβapposita inchiesta operata dalla Guardia di Finanza dopo che erano state rinvenute schede alimentari per i propri utenti, nellβambito di una piΓΉ ampia operazione volta proprio al contrasto di tali fenomeni.
Nella fattispecie, giΓ in primo grado il Tribunale di Brindisi aveva appurato come nessuno dei due ricorrenti fosse in possesso di un titolo abilitativo di dietista o biologo, ritenuto indispensabile per prestazioni di questo tipo, nonostante, fossero state rinvenute presso i centri gestiti dagli imputati β plurime schede alimentari personalizzate, con indicazione delle caratteristiche fisiche di ogni cliente sottoposto a valutazione, espresso diario alimentare con limitazione temporale di validitΓ di tali indicazioni e previsione di revisione delle prescrizioni alle date indicate β.
In ragione di tali elementi probatori, la lettura β riduttiva degli eventi β prospettata dagli imputati che evidenziavano lβerronea ricostruzione formulata dal Tribunale prima e dalla Corte dβAppello poi, ritenendo sussistente la sola β elargizione di generici consigli alimentari β, anche per i giudici di legittimitΓ non risulta essere fondata rispetto la differente realtΓ ricostruita dai giudici territoriali.
Nel caso in oggetto, per la Suprema Corte, β lβindividuazione dei bisogni alimentari dellβuomo attraverso schemi fissati per il singolo con rigide previsioni e prescrizioni β, Γ¨ prerogativa esclusiva del medico biologo o di altre categorie professionali per le quali Γ¨ comunque prescritta una specifica abilitazione (medici, farmacisti, dietisti).
In nessun caso, quindi, tali competenze possono essere esercitate β proprio per le ricadute in termini di salute pubblica che tali prescrizioni assumono β, da persone β prive di competenza in tema sanitario β.