Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura”

Così parlo’ Dante, il Sommo poeta, che con questi versi diede avvio alla Divina Commedia. Oggi avere 30 anni, complice l’aspettativa di vita più alta,significa essere giunti ad un terzo e non più alla metà del percorso. Eppure per tutti c’è una selva oscura.                                         

Avere 30 anni significa essere precari.La precarietà non è solo economica. Il lavoro non c’è e lo si deve miracolosamente inventare. Anni passati a studiare che sembrano non avere un minimo senso. La voglia di “evadere dal nido” che lotta talvolta con l’essere mammoni,condizione necessaria per essere italiani. Tranquilli, nessun stereotipo.Guai a dire che non abbiamo sogni o che vogliamo il “cocco munnato e buono”, la fatica la sappiamo reggere ma siamo stanchi di sentirci dire sempre,o quasi sempre:” le faremo sapere”.                                            

Così come ci annoia enormemente la politica che promette di occuparsi di noi e poi ci lascia vagare in quella selva (sarebbe più gusto dire nella m….”).Dicono che non abbiamo ideologie ma forse siamo solo realisti. A chi ci dice di scappare, di andare via dal Sud, dall’Italia rispondiamo che finché possiamo resteremo qui. Ci sentiamo ancora “figli” che spesso con i loro amici comunicano via Skype. Perché tanti amici sono scappati con una valigia di sogni e poco più.                                          

La precarietà è anche emotiva. C’è chi sogna di crearsi una famiglia ma la natura non può fare il suo corso senza uno “stipendio”. Pane amore e fantasia sembra solo il titolo di un film piuttosto che un tentativo di allagare il proprio nucleo familiare.Non ci salverà il Fertility day (p.s.non ditelo alla Lorenzin). La tutela della maternità forse ma non adesso. Mentre i single a 30 anni si dividono tra pigiamone e serie TV e qualche serata mondana, tanto agognata dai fidanzati storici.                                

Gli amici ? Li senti poco o forse niente. Da ci sentiamo “a domani” a “vediamoci primo o poi”:in mezzo un decennio e la consapevolezza che gli amici veri sono rimasti pochi. Sai che con gli anni la selezione naturale aumenterà , che finirai per contarli sulle dita di una mano. Conterà sempre il loro abbraccio, gli racconterai di te in quel tavolino del bar, quello di sempre, l’unico che ai tuoi occhi sembrerà non essere usurato dagli anni. Mentre pensi a tutto questo ti ritrovi con in mano una partecipazione ad un matrimonio. E te ne stai ansioso e agitato pensando a come “apparare”la busta, quando tua madre urla:”Allora tu quando ti sposi? Hai 30 anni a mamma’….”

“Ok. Mamma, Ciao.”

Dante è proprio questo l’Inferno!

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