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Napoli è mille colori , come canta Pino Daniele nella struggente Napul’e.Il nuovo film di Ozpeteck raffigura il volto “velato”della città partenopea , la parte più cupa di una città sospesa tra realtà e immaginazione. Il film è un perfetto connubio tra il dualismo eros e thanatos (amore-morte) così caro agli autori greci. È una rappresentazione autentica di una Napoli “benestante”, ricca di cultura, arte e teatro.42-18-10-75: una sequenza di numeri non casuali che diventeranno il tormento di una donna, Adriana, un bravissimo medico legale con un passato burrascoso. Una donna realizzata dal punto di vista professionale ma desiderosa di vivere una nuova passione piuttosto che costruirsi una famiglia come la regola vorrebbe. Adriana non è ingenua forse però ha il difetto di molte persone, aprirsi raramente e lasciarsi andare completamente quando si sente amata. Proprio questa caratteristica la porterà a scontrarsi con una realtà misteriosa che non si può leggere facilmente . Il dubbio è il centro di questo opera così prima Adriana e con lei gli spettatori non sapranno mai discernere il reale dalla suggestione. Come il velo del Cristo velato che è talmente sottile da sembrare reale e ti affascina e seduce , così il film di Optzeck è ricco di mistero raccontando antichi riti partenopei come il rito dei “femminielli”, usanza arcaica dove a concepire un figlio è un uomo, una versione gay del concepimento, che secondo il registra rappresenta l’ambiguità della città. Lo stesso ,infatti, trovandosi a Napoli per inscenare la Traviata ha assistito sorpresa a questa sorprendente “Figliata” e ha prestato attenzione ad un curioso personaggio che ripeteva:”adesso dovete intravedere e sentire”.

Infatti la “Figliata”, come raccontato dal film, è celata da un velo perfetta metafora di una città, Napoli, che non si vede ma si sente.

 

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