Orde di minorenni o appena maggiorenni, comprano i “ferri” e fanno fuoco. Pistole, più grandi del loro palmo; le impugnano e le puntano contro i loro coetanei che hanno “sgarrato”, perchè appartenenti o capo di altri clan. È nata così la faida delle “paranze dei bambini”. Prima al centro storico, dove si combattono i Sibillo contro i Giuliano. Poi a Ponticelli dove ci sono i De Micco. Adesso l’allarme è scattato a Secondigliano dove invece a fare fuoco sono i ragazzini delle paranze della Vanella Grassi e degli Abbinante. Ecco cosa sta accadendo a Napoli e perché risulta difficile arginare un fenomeno che è poi alimentato ancora di più dal falso mito dei soldi facili.
 
I ragazzi, inesperti, e con la voglia di fare “carriera” impugnano la pistola e partono con le “stese”. Un modo per ordinare a tutti di sottostare, di abbassare la guardia e di distendersi a terra. Ne hanno fatte decine e decine a Napoli negli ultimi mesi: al rione Sanità dove è morto Genny Cesarano, a Forcella dove è morto Maikol Giuseppe Russo. Due vittime innocenti di sparatorie che hanno portato negli anni ad una strage che in parte è stata silenziosa, come negli anni della faida di Scampia e Secondigliano, molto più roboante quella invece degli ultimi mesi dove sono stati uccisi diversi ragazzi e dove l’attenzione mediatica è stata molto alta. Sono in corso serrate indagine delle forze dell’ordine, della Procura di Napoli e di quella di Napoli Nord ma per ora si cintura una zona e ne sparano in un’altra in un vortice senza fine. I “ferri”, gli “sgarri”, le “paranze” sembrano scene romanzate da film o da libro di successo; invece no… ancora una volta, la realtà supera la fantasia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *