Dal “pizzo” al gentil “racket”

La parola pizzo ha origini siciliane, da un’antica espressione palermitana, che recitava: “, far bagnare il becco, cioè dare un bicchiere di vino, in segno di ringraziamento, ad una persona da cui si fosse ricevuto un favore.
Da questa espressione gentile e nobile, si é ricavato poi l’uso, ben poco nobile, di “far bagnare il becco”, in senso metaforico, cioè il “pizzo”, ai mafiosi, ai danni di commercianti e tutti gli esercenti di attività economica.
Il pizzo, nel gergo della criminalità mafiosa italiana, è una forma di estorsione praticata da Cosa nostra , che consiste nel pretendere il versamento di una somma di denaro, in cambio di “protezione” dell’attività.
Dal nobile e travisato “pizzo” siciliano, é stato coniato il “gentil” termine racket, inglese, più raffinato, quasi lontano dal rude “pizzo”, ma che assume il medesimo e ben peggiore significato di : Organizzazione criminale che controlla, attraverso l’intimidazione, il ricatto e l’estorsione, numerose attività illegali.
Come sappiamo, della mafia, il racket é l’attività criminale più antica e immutata; è una costante che accompagna la mafia dentro tutte le sue trasformazioni e nella ricerca di nuove frontiere criminali, una costante dentro una straordinaria mobilità.
Perché si cambia volto, si diventa internazionali, talvolta più “gentili” nelle denominazioni, ma la mafia e i suoi “figli”, sono sempre una gran montagna di merda.

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