La porta di un tribunale, gli occhi di un uomo che voleva farcela, il cuore di chi crede nella giustizia. Alla fine degli anni 70 quando per la prima volta Giovanni Falcone sale i gradini del Palazzo di Giustizia di palermo, non può lontanamente immaginare le amarezze che gli riserverà quel Tribunale; allora chiamato “Palazzo dei veleni”. Alla fine del 1978 Falcone torna dopo 14 anni nella sua città. E’ stato Pretore a Lentini poi sostituto procuratore a Trapani. Dopo un anno viene chiamato all’ufficio istruzione da Rocco Chinnici, (magistrato integerrimo) che ha appena preso il posto di Cesare Terranova ucciso dalla mafia il 25 settembre 1979. Giovanni Falcone lavorerà con Rocco Chinnici fino al 29 luglio 1983. Quella mattina Palermo si sveglia in uno scenario di guerra; alle 8:05 esplode un’autobomba che uccide Rocco Chinnici, i due uomini della scorta il maresciallo Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile dove abita il magistrato, Stefano Li Sacchi. La mafia è passata al tritolo. L’asfalto di via Federico Pipitone sprofonda sotto le cariche di esplosivo, le autovetture volano fino al terzo piano. Occorre ricordare cosa sono stati quegli anni a Palermo. Furono uccisi magistrati, carabinieri, poliziotti, sacerdoti, giornalisti, tutta quella parte di società civile che si opponeva a Cosa Nostra fu eliminata fisicamente. Il sangue nelle strade di Palermo, l’elenco infinito dei morti, oltre quattromila ne ha contati la guerra di mafia.

Chi può fermare questo scempio. La città ammutolita confida in Falcone in Borsellino, nel pool antimafia che adesso è guidato da Antonino Caponnetto. L’anziano magistrato ha preso il posto di Rocco Chinnici. A questi uomini la città sembra consegnarsi con speranza. È così che inizia un lungo e sanguinoso viaggio

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