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Il surimi, aspetto invitante, si tratta di polpa di granchio, ne siamo sicuri?

Il surimi, o finta polpa di granchio, è un composto alimentare ottenuto assemblando parti tritate di scarto di alcuni pesci, come il merluzzo, sgombro, suri, e differenti specie di carpe asiatiche, con carboidrati, addensanti, coloranti e conservanti, che conferiscono a questo prodotto aspetto, colore e sapore simile a quello della polpa di granchio. In realtà il contenuto di pesce nel surimi è relativamente basso, il 30-40 %. Se si indaga sulla sua composizione, questo prodotto smetterà di essere così invitante e ci si renderà conto che non è, poi, un cibo tanto sano e salutare come erroneamente si è portati a credere. Tra i suoi ingredienti troviamo: sorbitolo, zuccheri, polifosfati, glutammato monosodico, olio di palma, olio di colza, albume d’uovo, aroma artificiale di granchio, colorante estratto dalla paprika.

RISCHI PER LA SALUTE

Poiché non esistono obblighi relativi all’indicazione in etichetta delle specie ittiche utilizzate per la produzione del surimi, ciò potrebbe portare all’impiego di materie prime di scarsa qualità, realmente scadenti, o addirittura tossiche. Nella produzione del surimi potrebbero essere utilizzate: materie prime infette, addizionarvi l’anidride solforosa, impiegare olio di semi anziché olio d’oliva e utilizzare aceto di vino sofisticato con acido acetico. Vi è inoltre il rischio della presenza di additivi o di conservanti vietati oppure impiegati al di sopra dei livelli autorizzati. Alcune aziende potrebbero utilizzare polifosfati, accusati di essere dannosi per le ossa, se assunti in grandi quantità, poiché in grado di agire sottraendo calcio al nostro organismo. Tra i contaminanti che possono trovarsi nel surimi ci sono pesticidi e metalli pesanti. Esso, infine, può contenere elevate quantità di sodio, in grado di renderlo un alimento sconsigliato a coloro che soffrono di ipertensione o di patologie renali.

Se poi a tutto questo aggiungiamo che è anche un prodotto costoso, dovrebbe venire spontaneo chiedersi perché continuare a consumarlo? Preferite il pesce, quello “vero”, fresco o surgelato!

 

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Biologa nutrizionista, specialista in Scienze dell'alimentazione. Laurea triennale in Biologia Generale e Applicata; laurea magistrale in Biologia della Nutrizione conseguite presso l'Università degli Studi di Napoli Federico ||; scuola di specializzazione in Scienza dell'Alimentazione presso l'Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Federico II di Napoli.

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