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Trecento, giovani e forti ,italiani assistono alla morte di Nicolò Ciatti.

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Eran trecento, erano giovani e  forti e sono morti” Così recitava la celebre poesia “La spigolatrice di Sapri“, considerata una delle più note poesie rinascimentali.                                                                                
 La spigolatrice, descritta da Luigi Mercantini, assiste impotente al massacro dei trecento patrioti da parte delle truppe borboniche. Trecento giovani e forti morti per un ideale:l’Italia unita. Secoli dopo la cronaca italiana ci racconta ancora di trecento giovani e forti che assistono “inermi”alla morte di un coetaneo, di un connazionale. Il barbaro omicidio di Nicolò Ciatti, 22 anni compiuti da un mese,nella discoteca di “St. Trop” a Llorete de Mar (Spagna) ha scosso l’opinione pubblica e comuni coscienze. I video, ormai tristemente noti, mostrano la violenza con cui è stato ucciso questo giovane ragazzo da tre ceceni. Soprattutto testimoniano l’assurda indifferenza con cui 300 ragazzi italiani, come Nicolò, assistono senza intervenire alla sua morte. Li vedi disposti su due file, inermi come se fossero spettatori di un cruento film di azione. Trecento ragazzi che ordinati e ben disposti , quasi come soldatini di piombo, lasciano che una giovane vita svanisca per una notte “brava”in terra ispanica. Trecento italiani che potevano ma non hanno voluto intervenire. Codardia o disumana non umanità ? C’è chi si interroga e prova a trovare alibi di carattere psicologico per quella assurda non reazione ad un atto così vile ed illogico. Se i trecento della poesia risorgimentale insorgono, combattono, e perdono la vita in nome della Patria, i trecento di quella maledetta serata spagnola, scelgono semplicemente di filmare. Impugnano lo smartphone e riprendono la scena incuranti di ciò che stava accadendo davanti ai loro occhi. Filmare più che osservare. Perché oggi conta “esserci” e far sapere al mondo che ci sei non certo combattere o lottare per un ideale.
Così nella logica del”presenzialismo ad ogni costo” anche la morte di un ragazzo diventa un social show.
Come se si trattasse di una stupida partita di calcio o di un stupido concerto da filmare e poter condividere con gli amici virtuali.
 
Eran trecento, erano giovani forti e sono solo miseri burattini.

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