In una notte piena di pensieri e preoccupazioni sognai di dialogare con il mio cervello. Si presentò ai miei occhi come una vera e propria persona. Lo chiamai «Cervello». Lo so, non è un nome così fantasioso. Il giorno dopo scrissi tutto il testo del dialogo…. e adesso, lo scrivo qui, per farlo leggere anche a voi. Non voglio svelarvi altri dettagli, sappiate solo che da da quel momento in poi ho sempre definito il mio cervello «Infame»… non cattivo, ma traditore.

C: “Perché non mi lasci stare?”

A: “… ma chi sta parlando?”

C: “Una cosa che tieni in testa!”

A: “Che tengo in testa?”

C: “Qualcosa che non fai funzionare… ma non è colpa mia!”

A: “Giuro che se non mi dici chi sei mi raso i capelli a zero e vediamo se ti fai trovare oppure no”

C: “Dopo sai come sei bello senza capelli?”

A: “Ma a che gioco stai giocando? Vuoi farmi impazzire? Chi sei? Guarda che mi costringi ad urlare…!”

C: “Magari! Almeno fai qualcosa.”

A: “Mi stai provocando?”

C: “Sei tu che mi stai spaventando con questi discorsi, non siamo in un film horror!”

A: “E tu non fare indovinelli, dimmi chi sei”

C: “Il tuo cervello!”

A: “Il mio cervello?”

C: “Si, ma non dirlo…”

A: “Ma chi ti pensa!”

C: “Io intendo quello che stai pensando di dire”

A: “E che posso dire… infame! Questo sei tu, un infame”

C: “Ecco, ogni volta è la stessa storia!”

A: “Non è colpa mia se non cambi mai…

C: “Io non cambio? Tu sei diventato logorroico e monotono!”

A: “Tu non ti rendi conto, che è grazie a me se continui a parlare e a pensare… è una questione di volontà, se io voglio, tu ti atrofizzi!”

C: “… e se io mi atrofizzo, tu diventi scemo.”

A: “E’ meglio se chiudiamo qui il discorso, non vorrei litigare… spiegami perché sei venuto qui, fai questi venti, trenta minuti di spettacolo… e poi te ne vai!”

C: “Che modi! Ti rendi conto che stai parlando con un cervello? Sono l’organo più importante sia dal punto di vista strutturale che della funzione. So che ti può sembrare strano, ma è proprio così… accetta la realtà, non senza ragionare (sono un cervello, non posso dirti il contrario) ma con un pizzico di fantasia, che non fa mai male.”

A: “Fantasia? Hai il coraggio di parlare della fantasia? Scusami se mi intrometto eh… solo che mi sembra giusto chiarire un piccolo particolare.”

C: “Chiarisci quello che vuoi, però sappi che, per ricordare gli eventi passati, sempre a me ti dovrai rivolgere… altrimenti come fai «mente locale»?”

A: “Spiritoso! Non ti preoccupare, farò di tutto pur di non farti intervenire. Allora… la fantasia, tu, non la puoi proprio nominare. Mi costringi ad essere freddo e razionale per ogni cosa… ed è per questo che tra me e te non c’è molto feeling, anche se conviviamo ormai nello stesso palazzo da ben 21 anni.”

C: “Ma tu vuoi usare la testa o il cuore per vivere?”

A: “Perché mi fai queste domande? Ti chiami cervello, stai nella mia testa, ma non sai proprio niente di me!”

C: “Io so tutto quello che bisogna sapere per vivere nel rispetto delle leggi… dell’onesta! Il mio lavoro non si è mai fermato e mai si fermerà!”

A: “Lavoro! Tu lavori? Stai sempre fermo dentro una testa! Io vado avanti e indietro ogni. Tu no!”

C: “Alfò quanto fa 2+2?”

A: “4… ma che c’entra?”

C: “E secondo te perchè non hai risposto 5, 6 o magari 100, 175…?”

A: “Perché è modestamente in matematica avevo un 6 pieno!”

C: “Sono io la tua calcolatrice. Gli algoritmi nella tua testa li scrivo io.”

A: “E quindi?”

C: “Ti devi decidere. Vuoi continuare a usare me o quel cuore tutto rosso? Io ti conosco… tu non sei fatto per i sentimenti. Cinque anni fa hai ricominciato a seguire una cosa che in realtà amavi fin da piccolo… il teatro! Ancora oggi, ogni volta che ne vedi uno, che sia anche solo un piccolo palco o addirittura un paravento, ti emozioni… e se proprio in quel momento stanno mettendo in scena una commedia, vorresti trovarti lì con loro. Ormai son 3 anni che dai il cuore alle persone… e loro come ti ricambiano? Con cattiverie e prese in giro. Tu sei gentile e affettuoso… e loro prima ti usano e poi ti mettono in un angolo. Sei diventato il pupazzo di tutti. Sei troppo buono. Devi deviare i tuoi pensieri su qualcosa che non ti farà più soffrire… la ragione! Se qualcuno ti tratta male, tu lo tratti male perché si merita questo e altro. Non ti sto dicendo che devi essere cattivo… ma devi trattare gli altri, come gli altri trattano te… è una questione di logica!”

A: “Perché devo scegliere? Non posso vivere con il cuore usando anche la ragione?”

La prima parte del “Dialogo con il cervello” ideato e scritto da Alfonso Fiorentino
Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è puramente casuale

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