“Differimento della pena o della concessione dei domiciliari per Totò Riina, date le precarie condizioni di salute.”
A sancirlo è la prima sezione penale della Cassazione, che con la sentenza n. 27766/2017 depositata ieri, ha accolto il ricorso presentato dai legali del boss, annullando con rinvio la decisione del tribunale di sorveglianza di Bologna.

La Cassazione, afferma come la dignità dell’esistenza vada rispettata anche in carcere, perché mantenere la restrizione di un soggetto, nonostante il decadimento fisico, può essere contrario al senso di umanità.
Pertanto anche al detenuto così pericoloso da ritrovarsi recluso al 41-bis non può essere negato il diritto di morire dignitosamente.
In caso contrario, sottolinea la suprema Corte come il mantenimento della restrizione in carcere potrebbe risolversi in una detenzione inumana, come tale vietata dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. E a tal fine, non conta che le condizioni di salute del recluso (come nel caso di specie) siano continuamente monitorate.
Così, per l’ex capo di Cosa Nostra, ormai in età avanzata e non più in grado di deambulare, si potrebbero aprire le porte del carcere. La parola ora passa al giudice del rinvio.

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