Nel tempo la plastica è diventata il maggior detrito antropogenico inquinante presente negli oceani. La richiesta di plastica è aumentata sempre di più, fino ad essere un vero e proprio problema.

La conseguenza è stata quella che la plastica ha invaso il nostro mare, può essere rinvenuta in ambiente marino in molte forma e dimensioni: sacchetti, materiale di imballaggio, recipienti, polistirolo, nastri, attrezzi di pesca anche tramite le navi. Gli impianti di trattenimento delle acque sono in grado di franare le macroplastiche e frammenti di varie dimensioni grandi, mentre le microplastiche bypassano questo sistema di filtraggio e arrivano in mare.

I rifiuti plastici sono stati suddivisi in:

  • Le macroplastiche (> 200 mm);
  • Le mesoplastiche (4.76-200 mm);
  • Le microplastiche di medie dimensioni (1.01-4.75 mm);
  • Le microplastiche più piccole (0.33-1.00 mm).

In più dobbiamo aggiungere le nanoplastiche, che avendo dimensioni piccolissime, rendono impossibile il loro campionamento.

Le microplastiche sono particelle di origine antropica. Vengono suddivise sia su base dimensionale, sia sulla loro composizione. I composti che più comunemente vanno a costituire le plastiche sono il polietilene, il polipropiene, il polistirene, il polietilene tereftalato ed il polivinilcloride, le cui fonti principali sono bottiglie di plastica, contenitori per il cibo, reti da pesca, bicchieri e utensili di plastica.

L’uomo rilascia indirettamente le microplastiche anche durante attività apparentemente comuni: l’uso di shampoo e saponi, creme solari, scrub, dentifrici, per fortuna che negli ultimi anni si è avuto una maggior sensibilizzazione del problema e vengono preferiti prodotti ecologicamente sostenibili. In molti animali tali particelle creano danni fisici, come il soffocamento (soprattutto negli invertebrati filtratori).

Le microplastiche entrano nella catena trofica, per capire meglio introduciamo il concetto del bioaccumulo o biomagnificazione, ovvero quel processo che porta negli organismi che direttamente o indirettamente ingeriscono le micro-particelle in maniera esponenziale dei livelli tossici man mano che si sale di livello. Le specie più soggette a tele inquinamento: molluschi bivalvi (cozze, vongole), crostacei cirripedi, invertebrati detritivori.

Concludendo con un aforisma del tedesco Ludwig Andrea Feuerbach: “Noi siamo quello che mangiamo”, può essere contestualizzato nel mondo marino: “i pesci sono quello che mangiano”, ingerendo maggiormente microplastiche, per logica sono dannosi.”

Martina Bosso

foto di Mimmo Roscigno

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